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Mentre Don Bergoglio in Polonia invita caldamente gli europei  più scemi all’accoglienza caritatevole (negando ogni evidenza), i servizi  di tutt’Europa continuano a investigare sulle ultime stragi. I primi risultati non sono per nulla rassicuranti. La pista jihadista degli attentati — Nizza, Ansbach e Rouen — porta dritto a Raqqa, in Siria.  Dal lavoro dell’intelligence community europea emerge infatti un legame diretto tra gli autori delle ultime mattanze e la capitale siriana del “califfo nero”, Abu Bakr al-Baghdadi. Dati molto inquietanti che riguardano anche l’Italia.

Sotto l’occhio degli inquirenti vi sono i movimenti lungo la Penisola di quattordici extracomunitari che hanno avuto contatti con Bouhlel (lo stragista di Nizza):  il pm Francesco Scavo ha subito aperto un fascicolo per la morte dei sei italiani a Nizza e sta coordinando il lavoro dei carabinieri del Ros e della polizia.

L’ipotesi di una regia partita direttamente dalla Siria rende, infatti, il quadro ancora più preoccupante. Secondo le “barbe finte” vi sono elementi sufficienti per ritenere che vi sia stata una connessione digitale tra la centrale siriana e i terroristi. Il caso più evidente è quello tedesco ad Ansbach. Mohammed Delel, un “rifugiato” siriano di 27 anni si è fatto saltare in aria. Dodici persone sono rimaste ferite e dall’esame del suo telefonino è emerso un WhatsApp con un video che conferma l’adesione allo Stato islamico.

Controllati e diretti via web sembrano anche i due franco-algerini — eliminati dalle forze speciali —  che hanno sgozzato padre Jacques Hamel nella sua chiesa in Normandia. In un video gli assassini leggono in arabo un testo con il quale dichiarano fedeltà al califfo nerovestito. Le immagini mostrano uno dei due terroristi con un foglietto con la bandierina dell’Isis.

Ma anche la strage sulla promenade di Nizza, il 14 luglio, in cui 84 persone sono state uccise dal franco tunisino Mohamed Bouhlel, si configura come un’esecuzione impartita direttamente dalla Siria. Alcuni complici di Bouhlel sono stati arrestati, mentre si sta indagando per verificare appunto il coinvolgimento di altri quattordici extracomunitari transitati insieme a lui nel nostro Paese. E si sta accertando se qualcuno di questi era insieme a lui, il 4 ottobre scorso a Ventimiglia, in occasione di una manifestazione “buonista” in favore degli invasori. In un video compare chiaramente Mohamed Bouhlel. Che è stato, inoltre, identificato dalla polizia italiana a Ventimiglia anche nel giugno 2015 durante il presidio dei disperati (sostenuto da pretacci nostrani e dai centri sociali) presso confine di Ponte san Ludovico.

Bohulel, conosciuto dalla police nationale, era stato identificato perché faceva parte di un’associazione vicina alla Fratellanza islamica, l’associazione «Au coeur de l’espoir» (?), che prestava assistenza agli invasori inchiodati dalla polizia francese sugli scogli dei «Balzi Rossi».

Qualcuno avverta don Bergoglio e la signorina Boldrini. La tempesta si avvicina.