Non ci resta che il crimine

Roma 2018: tre simpatici amici allo sbando provano a sbancare il lunario offrendo ai turisti un tour fra i luoghi della Banda della Magliana: un disastro che attira loro gli umilianti strali d’un compagno di scuola che a differenza loro ha fatto soldi e successo. Per sfuggire al rancoroso secchione, scendono nello scantinato di un bar, finendo… nell’estate del 1982. Rivivono così il mundial spagnolo, e si trovano prede di colui del quale raccontavano le malefatte ai turisti: Renatino De Pedis.

L’idea di base – il salto nel tempo con effetti comici – non è nuovo: su tutti, I visitatori con Jean Reno e Christian Clavier cavaliere e scudiero che dal Medioevo portano devastazione nei giorni nostri.

Il risultato del film di Massimiliano Bruno, cineasta e comico televisivo, è comunque più che discreto. Se il soggetto è già visto, è molto buona la trovata di adattarlo alla nostalgia degli anni ’70-’80, portata in voga da pagine facebook e libri.

Un film divertente e divertito: contrariamente a una regola del teatro e del cinema (se ci si diverte in scena, non ci si diverte in platea), il terzetto Gassman jr. – Tognazzi jr. – Giallini funziona non per qualità attoriali (mai davvero pervenute), quanto per grinta e giocosità. È invece autenticamente terrificante l’Enrico De Pedis (o come lo chiama il terzetto di babbei, signor Renatino) di Edoardo Leo: sguardo tetro sotto ciuffo corvino, voce sibilante e fisicità da macho. Cattura ovviamente l’attenzione la presenza scenica esagerata di Ilenia Pastorelli, già coprotagonista di un’altra fiaba romanaccia, Lo chiamavano Jeeg Robot.

Un’operazione-nostalgia intelligente, ruspante ma garbata, senza la pretesa di dire per forza di cose che tutto andava meglio. Però un saltino indietro, in quella Trastevere, in quell’Italietta ancora strapaesana ricostruita tanto bene (magliette a strisce, ghiaccioli stracarichi di colorante, automobili, poster pubblicitari), lo si farebbe (anche solo per il calcio).

Come si riconoscono i guai dell’epoca, si riconoscono quelli del film (le imbarazzanti comparse nel corteo che festeggia la nazionale di calcio, i protagonisti che pur non essendo proprio rotti a ogni esperienza assistono con nonchalance a due uccisioni, la scena della rapina in banca coreografata male). Se va riconosciuta però simpatia a quell’Italia provincialotta ossessionata dal mundial, dalle figurine, dai motorini ante-catalitici, dagli anime alla Rai e dai tormentoni di Carosello, ciò vale anche per il film stesso, perché il risultato finale è assai buono.