“Of course the buck stops with me” (Ovvio che la patata bollente resti a me) ha dichiarato Boris Johnson rispondendo alla domanda di un giornalista inglese sulla responsabilità delle controverse decisioni prese per combattere il Coronavirus nel Regno Unito. Aggiungendo: “Mi assumo piena responsabilità per l’approccio adottato dal governo per contrastare la diffusione del COVID19”.

Dichiarazione che possiamo agevolmente confrontare con quella propinata al mondo dal prof. Giuseppi quando qui la situazione era più o meno nella stessa fase e il suo governicchio, dopo giorni di sottovalutazione, superficialità, inerzia e folklore a base di abbracci ai cinesi e involtini primavera trangugiati in diretta TV, cercava confusamente di prendere i primi disordinati e dilettanteschi provvedimenti per arginare l’esplosione dell’epidemia: “Una gestione non del tutto propria in ospedale ha contribuito alla diffusione del virus”.

Cioè un italianissimo e vergognoso scaricabarile istituzionale che affibbiava in modo ignobile ai medici responsabilità che erano (e sono) di un governo e del suo posticcio presidente per caso, dimostratisi incapaci di capire per tempo la situazione e di reagire adeguatamente, e che non trovavano di meglio che nascondersi dietro a qualcun altro, molto più debole (anche se infinitamente più utile, competente e capace) e quindi impossibilitato a replicare.

La differenza in fondo è sempre la stessa, quella che – fatte le debite proporzioni – c’era tra Churchill e Badoglio e che oggi c’è tra un guitto della eterna sceneggiata italiota e un serio uomo di stato. Perché le guerre (anche quelle contro i virus) si possono perdere, la dignità no.