Nel mondo politico italiano, dove in genere si sprecano i “laureati all’università della vita”, i bibitari, i seguaci dell’ “uno vale uno”, i periti odontotecnici e i periti agronomi (titoli rispettabilissimi, per attività tecnico-pratiche), oltre agli studenti “fuori corso” in SPE (Servizio Permanente Effettivo), sono partite bordate contro il primo ministro britannico Boris Johnson, reo di avere vinto alla grande le recentissime elezioni politiche in quel Paese. Di lui la Sinistra italiana ha evidenziato il fatto di essere il rappresentante di una “Destra ignorante e incolta”.  

Detto da cotanto pulpito, ci sarebbe già da sorridere, anche se – al riguardo – c’è da ammettere che la Sinistra italiana è fuorviata dalla presenza, in Italia, di una Destra che si impegna con costanza ed eccellenti risultati – specie a livello politico – per corrispondere allo stereotipo di tanta belluina ignoranza, in genere riuscendovi perfettamente, peraltro…        

Nonostante i suoi modi rudi e decisionisti, forse troppo “macho” per certa Sinistra di casa nostra, Johnson è in realtà un intellettuale raffinato, con solidi studi classici alle proprie spalle, appassionato della lingua latina e favorevole alla sua reintroduzione nella formazione dei giovani, nonché cultore della storia e della cultura di Roma, e autore di un significativo saggio in materia, Il sogno di Roma. La lezione dell’antichità per capire l’Europa di oggi, edito in Italia da Garzanti.        

Insomma, tutto questo non lo renderà comprensibilmente più simpatico alle Sinistre, ma certo lo pone nettamente al di sopra della media dei politici italiani, che almeno di una cautela dovrebbero dare costantemente prova: evitare di dare dell’ignorante a molti dei loro colleghi di altri Paesi, perché è una pratica destinata solo a risultare un eclatante caso di eterogenesi dei fini. Va detto peraltro che anche i loro elettori sono in genere entusiasti della propria belluina ignoranza, per cui questo è il caso classico in cui un ignorante con laticlavio ne vale uno senza (favoloso esempio di “uno vale uno” e anche più di uno…): e vissero tutti infelici e in progressivo fallimento. Ma piace così e dunque laissez faire, laissez passer…