Il presunto (perché ancora non tutto è chiaro) scandalo sulle sostanze stimolanti – definite “doping” – utilizzate dagli atleti russi nelle gare olimpiche sollecita alcune riflessioni sul “sistema Olimpiade” e sulle grandi ipocrisie che esso nasconde.

Lo scrivente non è esperto di sport: tuttavia la grande attenzione che i media assegnano agli eventi sportivi, ed a quelli olimpici in particolare, consentono ugualmente di esprimersi sull’argomento.

Prima questione: i primati atletici. Ci sembra che ormai da decenni le capacità umane nell’atletica siano state potenziate al massimo dagli allenamenti e dalla tecnica, ed ormai si va solo alla ricerca del centesimo di secondo in meno od il centimetro in più, a seconda dello sport, per vincere. In queste condizioni è naturale che l’infinitesimale miglioramento possa avvenire solo se si usano accortamente degli stimolanti, rientranti o meno nella categoria della “droga”. Allora, a che serve ancora far svolgere queste gare (pensiamo innanzitutto alla corsa) se già si sa che i limiti umani sono stati raggiunti? Non sarebbe allora meglio, per abbattere alla base la necessità dell’uso degli stimolanti artificiali, far svolgere le gare senza assegnazione di medaglie, come se fosse una semplice manifestazione sportiva indistinta senza registrazione di primati? Perché è evidente a tutti che gli stimolanti non li avrebbero usato solo gli atleti russi, ma anche i loro concorrenti viste le minime differenze nei risultati finali, e casomai il discrimine sarebbe tra chi sa utilizzare prodotti che non vengono scoperti e chi invece è più arretrato in questo campo.

Seconda questione: il dilettantismo. Questa è un’altra, grande e fondamentale ipocrisia delle gare olimpiche. Com’è noto, le regole dettate dal Barone De Coubertin che le istituì nell’Ottocento stabiliscono che alle gare possono partecipare solo gli atleti cosiddetti “dilettanti”, ossia che non traggono nessun guadagno, neanche semplicemente di sussistenza, dalle gare. Insomma, persone che fanno lo sport nel loro tempo libero….

Ma è ultranoto che questa regola ormai non esiste più, al massimo vale per qualche sport di nicchia: soprattutto gli atleti delle Federazioni di Atletica che partecipano alle Olimpiadi, quelli sospettati di fare uso di stimolanti artificiali, sono nella assoluta totalità persone che esercitano l’attività sportiva quale “dipendenti” di corpi militari, banche, grandi industrie, società sportive professionali o statali, che prendono lo stipendio (e “bonus” in caso di vittorie) non per l’attività lavorativa od operativa tipica dell’ente, che non svolgono in quanto tutti i giorni e tutto l’anno fanno allenamenti e partecipano a gare!

Ed allora, se così è com’è, la Federazione Internazionale di Atletica dovrebbe sospendere tutti i partecipanti alle gare olimpiche, togliere loro tutte le medaglie e far svolgere – come abbiamo detto – le gare veramente ai dilettanti. Certo, non si realizzeranno primati, non si romperà il “muro” degli 8 o 9 secondi nei 100 metri di corsa, ma si rispetterà il principio olimpico.

Terza questione: la politicizzazione. Com’è noto, le gare olimpiche furono istituite nell’età classica in Grecia per stabilire un periodo di tregua tra le varie guerricciole che si facevano tra di loro le città-stato dell’Ellade, in nome degli Dei cui erano dedicate le gare. Adesso, le gare olimpiche sono solo da un lato una mostra delle capacità organizzative, con ricadute economiche, dei Paesi ospitanti che non a caso si battono per ottenerne l’assegnazione; ma dall’altro sono un ulteriore campo di scontro politico. Già nel passato alcuni Paesi non parteciparono a gare olimpiche per motivazioni politiche, in particolare Stati Uniti e Russia alternativamente.

Adesso, dopo la questione ucraina (un boccone che gli “atlantici” non sono riusciti a digerire, ed è rimasto loro in mezzo ai denti, e qualcuno si è spezzato) cui si è aggiunta quella siriana, sono di nuovo gli Stati Uniti a premere contro la Russia: prima sabotando le Olimpiadi invernali di Sochi, poi facendo scoppiare lo scandalo della “FIFA” arrestando (in Svizzera, territorio neutrale, cittadini stranieri!) od incriminando le massime personalità del calcio mondiale, a cominciare dal presidente Blatter, adesso attivando – dal Canada, che si sa quanto sia fedele esecutore degli ordini statunitensi – lo scandalo sul “doping” degli atleti russi.

 

In conclusione, ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che il velo della purezza del “sistema Olimpiadi” è stato lacerato, facendo apparire tutte le sue colossali ipocrisie, basate anche su un colossale giro di denaro sia all’interno dei singoli Stati sia nel Comitato Internazionale, il CIO, soprattutto quando si tratta di assegnare le sedi. Non facciamoci allora più ingannare da questi scandali programmati per basse battaglie di egemonia politica, e magari “silenziamo” le notizie – sempre false! – sulle Olimpiadi.

Marya Savinova e Ekaterina Poistogova, ora e bronzo sugli 800 a Londra: rischiano la squalifica a vita. Afp

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