La finale di Cardiff di Champions ha, ancora una volta, dimostrato che nel calcio non bastano i soldi. Nemmeno l’arroganza. Gli Elkann se ne facciano una ragione. La Juventus ieri ha perso, e anche sonoramente, perché al di là dei confini nazionali non ha ancora le idee giuste per competere.

In più la vittoria di qualche settimana fa, contro un Barcellona in via di dismissione, ha aggiunto quel pizzico di familiare arroganza, appunto, che quasi sempre nella finale di una competizione come la Champions – ricordo il Barcellona di Cruijf contro il Milan – non paga. I soldi spesi dalla Juventus per Higuain, Pianjc e altri non sono bastati per colmare una lacuna che il calcio, in Italia, continua a trascinarsi da tempo. Quel tempo, che passa inutilmente anche per colpa di una Nazionale o di un allenatore come Antonio Conte che l’anno scorso ci ha regalato un discreto campionato europeo.

Il tempo passa. Dicevo. E nessuno sembra voler porre rimedio agli errori che il sistema calcio in Italia commette. Il settore giovanile dell’Atalanta, delle blasonate e di qualche altra squadra non è sufficiente.

In Spagna, tanto per citare la Nazione che ieri sera ha conquistato l’ennesima Champions, la cantera è un tessuto capillare che si regge su logiche ben collaudate. In Italia, i settori giovanili sembrano affidati solo alla sporadica volontà di chi ha ancora la passione del calcio. E non del business. E non solo per i giovani.

Nelle serie minori, cioè oltre la serie A e la serie B, mancano programmazione e soldi tanto da mettere fortemente in discussione il mantenimento dei campionati, poiché le squadre che dovrebbero parteciparvi non hanno abbastanza ossigeno. Ci vogliono più soldi per tutti dalle sponsorizzazioni e dai diritti televisivi. Dicono in molti.

E se invece ci dessimo una regolata tutti. A cominciare dagli stipendi esagerati e non giustificati per molti calciatori delle maggiori serie. Una tendenza che potrebbe e dovrebbe condizionare a cascata tutte le altre serie, tutti gli altri campionati.

Che i soldi siano necessari per animare il sistema non ci sono dubbi. Che però, adesso, siano spesi con criterio e idee, io dubbi ne ho. Le idee. Dunque. Quelle che sono mancate agli Elkann e agli Agnelli. Troppo beati dalla bellezza dello stadio di proprietà e poco propensi a confrontarsi con un sistema calcio italiano per loro necessario.

Non ho mai visto gli Elkann e gli Agnelli preoccuparsi di coltivare le giovanili della Juventus in modo da crescere campioni utili alla prima squadra. Si dice spesso che il calcio moderno non ha bisogno di bandiere. È vero. Ma allora di cosa ha bisogno la Juventus o chi per lei per non farsi schiacciare come è accaduto ieri sera dal Real Madrid?