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Follia, stupidità. Cattiveria. Burocrazia. Il governo e la Conferenza Stato Regioni vogliono dare il via libera, dopo 45 anni di tutela, alla caccia ai lupi sul territorio italiano. È lo strambo piano del ministero dell’Ambiente (?) che andrà al voto il 2 febbraio.
Per fermare questa deriva demenziale le associazioni ambientaliste hanno lanciato (nel totale silenzio della politica) l’allarme. La Lega antivivisezione denuncia con forza il piano “predisposto per la gestione del lupo, ma che di fatto sconfina nella gestione del randagismo, con la previsione di ‘soluzioni finali’ anche per i cani, cosa assolutamente vietata nel nostro ordinamento che riporta indietro l’Italia di mezzo secolo”.
I burocrati del dicastero rispondono: ” è previsto che, nel quadro di un insieme di misure volte a migliorare lo stato di conservazione del lupo, il ministero potrà autorizzare deroghe al divieto di prelievo, secondo quanto già previsto dalla direttiva ‘Habitat’ e dal decreto 357 del 1997 che recepisce l’atto europeo, ponendo però allo stesso tempo una serie di prescrizioni ancor più stringenti rispetto alla normativa vigente”.
Belle parole, numeri, leggi. Ma Stefano Spinetti dell’Aigae (Associazione Italiana Guide Ambientali) spiega: «Concedere alle Regioni la possibilità di abbattere alcuni esemplari al solo scopo di assecondare le istanze di una parte del mondo venatorio, non solo è inaccettabile da un punto di vista di conservazione della specie ma è pericoloso anche per l’economia degli allevatori e per il contrasto al bracconaggio». Vi è poi l’imprevista ondata di freddo sulle zone appenniche e l’impoverimento della fauna. Non a caso la Protezione animali ha chiesto una moratoria di ogni tipo di attività venatoria per quest’anno.

Sempre secondo Spinetti, «anche gli zoologi parlano di intervento senza fondamento scientifico. Infatti, diversi recenti studi internazionali, condotti in aree dove il lupo è cacciato, confermano che uccidere degli esemplari può comportare per i sopravvissuti, oltre alla destrutturazione del branco a cui appartengono, anche la perdita della capacità di predare in gruppo la fauna selvatica, specie il cinghiale, con conseguente rischio di aumento degli attacchi alla fauna domestica».
Non toccate i nostri lupi. Non uccidete i nostri lupi.