“Tu pria che l’erbe inaridisse il verno,

Da chiuso morbo combattuta e vinta,”

A Silvia

Giacomo Leopardi

 

 

Negli ultimi sessant’anni l’epidemiologia ha dovuto affrontare nuove situazioni  che rivoluzioneranno il diffondersi di molte malattie infettive. Sono infatti intervenuti i cambiamenti climatici, la popolazione mondiale è passata da 3,5 miliardi di persone a 7 miliardi, ogni giorno milioni di persone si spostano in aereo da un continente all’altro. Si è dimostrato che una moneta da un dollaro, passando di mano in mano, può percorrere l’intero globo in 36 ore. Figuriamoci un virus.

Si sviluppano così nuove malattie mentre altre tornano in Occidente come la malaria , la febbre Dengue, la schistosomiasi. In Siria si è risvegliata la poliomielite.

E’ prevista la diffusione in Europa  della West Nile, una malattia neuro invasiva che ha registrato già 69 casi nel 2013 in Italia. Scoperta nel 1937 in Uganda, vicino alle sorgenti del Nilo, è approdata negli anni novanta prima in Usa e poi in Romania. Questa forma virale ha un difetto: ha come vettori la zanzara comune e come animali serbatoi i passeri, la cornacchia, la gazza ed il piccione, tutti volatili presenti nei nostri cieli. Già ora a Milano ricerche epidemiologiche hanno rilevato la presenza di anticorpi in una persona su duecento tra gli abitanti della capitale lombarda.

Nel 2012 in Arabia Saudita si è sviluppata la MERS, una forma di polmonite virale simile alla SARS. I casi registrati sono stati 883, con più di un terzo di decessi. Persiste ancora uno stillicidio di contagi, due riscontrati a Roma. La MERS rappresenta una possibile minaccia per l’EXPO, dato l’alto numero previsto di visitatori medio-orientali . La MERS di trasmette dal pipistrello al dromedario e poi all’uomo.

Proprio i pipistrelli rappresentano i vettori più coinvolti nelle nuove malattie. A causa della deforestazione di ampie zone dell’Africa e dell’Asia molti esemplari hanno trovato rifugio nelle città.

In molte zone dell’Africa il pipistrello arrostito è una vera prelibatezza ; è facile trovarlo al mercato di Brazzaville, l’unica città al mondo che porta il nome di un italiano, l’esploratore Pietro Savorgnan di Brazzà.

A noi piace il fagiano, ai congolesi piace il gorilla o il pipistrello  alla piastra.

Ma il pipistrello è anche il vettore di Ebola.

Su questa epidemia arrivano nuovi dati, a prima vista contradditori. Proprio ieri è morta una ragazzina in Mali, nuova regione colpita dal virus.

Se oggi i decessi da Ebola si aggirano intorno ai dodicimila casi, una proiezione di uno studio computazionale porterà la cifra a un milione e mezzo nel gennaio 2015.

Il rischio però che il virus arrivi in Italia si aggira intorno al 5% di probabilità, che comunque non è zero.

Si è però accertato che il virus rimane in incubazione fino a 21 giorni, forse anche 24, ma cosa importantissima, non è contagioso fino alla comparsa dei sintomi, prevalentemente gastro intestinali con febbre alta. Ciò significa che tutte quelle persone che hanno viaggiato in aereo o metropolitana con persone che dopo hanno sviluppato la malattia non hanno corso alcun rischio.

In Nigeria si è solo ora chiarito che non c’è stata alcuna epidemia. Un funzionario di Lagos si era recato in visita a parenti in Liberia, tornato a casa ha contagiato venti persone tra sanitari ed amici, poi il cerchio si è chiuso. Per fortuna perché la Nigeria poteva costituire una bomba epidemiologica.

Negli USA si è appurato che il liberiano giunto in Texas si era sentito male per la febbre alta e si era recato ben due volte in pronto soccorso , dove era stato respinto perché non meritevole di cure.

Fosse capitato in Italia, si sarebbe parlato di malasanità per settimane, negli Stati Uniti, dove il poveretto forse non aveva alcuna assicurazione, si può fare.

Intanto mentre il pupazzo di Ebola, venduto su internet, una vera schifezza, è ormai introvabile per eccesso di richieste, l’epidemia sconvolge tutti gli equilibri politici dell’Africa equatoriale.

La Cina, che produce i  farmaci antimalarici più diffusi al mondo, aveva investito molte risorse nei paesi attualmente colpiti dal morbo, ricavandone immensi benefici in termini di accaparramento di  materie prime. Ora la fuga dalle campagne, il crollo del lavoro e delle coltivazioni, stanno portando nuovamente la denutrizione in quella regione.

Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, con l’invio di task-force militari e sanitarie, si propongono come i salvatori della patria e tentano di riappropriarsi del territorio e dei suoi tesori.

Intanto in Europa sorgono problemi di socioeconomia.

Il tedesco colpito da Ebola è costato circa un milione di euro in terapie al Ministero della Salute di Berlino.

In Italia ogni Regione dovrebbe avere un centro per l’identificazione del virus, con costi altissimi, il sistema organizzativo al momento non regge, si va avanti con il fai-da-te.

Ma l’emergenza va preparata quando l’emergenza non c’è, le alluvioni di questi giorni ce lo insegnano.

Un kit per la diagnosi della malattia costa circa duemila euro, ogni falso allarme grava sulle economie regionali.

Una notizia incoraggiante arriva per i cardiopatici, che potranno consolarsi apprendendo che due comuni farmaci da loro utilizzati, l’amiodarone (Cordarone) ed il verapamil , impedirebbero l’ingresso del virus nelle cellule.

L’epidemia di Ebola ma anche EXPO 2015 possono essere l’occasione per rivedere molte strategie negli aiuti all’Africa. Per esempio la battaglia di molte Onlus  contro la mortalità infantile, sostenuta spesso da vip in buona e talvolta cattiva fede, ha portato sì alla sopravvivenza di molti bambini  destinati a morte prematura, ma poi al compimento dei cinque anni il sostegno è cessato e gli avvoltoi del commercio di organi per trapianto si sono attivati.

Una serie riflessione è necessaria, la filantropia senza programmazione può fare molto male ,diventa demagogia, l’Italia con EXPO può riportare sui giusti binari gli aiuti al continente nero.