Qualche giorno fa mi trovo a parlare con Walter, un amico di vecchia data, un attempato giovane di destra come me, e ci troviamo a commentare con amarezza la frammentazione che si è instaurata nel nostro mondo.
Mi ricorda Walter che a Roma da qualche anno vige la regola che le commemorazioni di Acca Larentia si svolgano ad orari differenti a seconda degli schieramenti di appartenenza. Conveniamo entrambi che questo non è certamente lo spirito di comunità che avrebbero voluto le vittime ricordate ; eppure i rituali continuano a rimanere gli stessi.
A Milano la settimana scorsa alcune sigle minoritarie della destra milanese hanno voluto organizzare una manifestazione contro l’immigrazione selvaggia ed il degrado che alcuni quartieri di Milano stanno subendo per l’incapacità cronica della giunta rossa a controllare il fenomeno; l’intento era dare una risposta ferma al corteo voluto dal sindaco Sala la settimana prima a favore dei migranti. Il primo cittadino, sempre più rosso, aveva voluto questa manifestazione per protestare contro l’azione sacrosanta della polizia che aveva ripulito l’area attorno alla Stazione Centrale dai numerosi bivacchi di tanti più o meno disgraziati.
Basta ascoltare qualsiasi milanese di buon senso per capire che la misura è colma e che qualsiasi iniziativa tesa a limitare il fenomeno dell’immigrazione incontrollata godrebbe del consenso popolare. Quindi una manifestazione unitaria della destra milanese avrebbe certamente scosso quella maggioranza silenziosa ormai rassegnata e sconfortata. Prerogativa di un successo della manifestazione sarebbe stata una adeguata pubblicizzazione dell’evento , riunioni organizzative coinvolgenti più associazioni, conferenze stampa per spiegare gli intenti dell’iniziativa. Invece qualcuno , mosso da protagonismo personale, da un’incapacità di attendere il momento opportuno, ha voluto forzare i tempi ed indire un corteo che ha visto sfilare qualche centinaio di persone nella più completa indifferenza dei media. Spietato il confronto con la manifestazione della sinistra, che sa mobilitarsi con l’apparato del pensiero unico che soffia a favore. Così un’iniziativa di per sé lodevole si è trasformata in un boomerang politico.
Il due giugno scorso un assessore, ahimè di Fratelli d’Italia, ha postato un manifesto di sapore nostalgico , decisamente fuori luogo , che ha scatenato le ire dei nostalgici di segno opposto. Un assist gratuito ed inutile che rende difficile la vita a tanti militanti di quello stesso partito che con spirito di sacrificio, intelligenza e sguardo rivolto al futuro operano ogni giorno. Il nostro assessore, che ha già presentato le dimissioni, è una brava persona, certamente onesta, che meritava quella carica per l’impegno che in anni di politica aveva profuso ; ma quando si decide di affidare una responsabilità di governo a qualcuno, che sia di destra o di sinistra, non deve valere il numero di manifesti affissi o di volantini distribuiti nella propria militanza, ma il suo curriculum in termini di esperienza nella delega che andrà ad espletare. In questa circostanza si è preferito valutare altri aspetti.
La destra italiana ha un patrimonio di storia, di intelligenze, di valori, di capacità che stiamo buttando al vento, per meschinità personali diffuse a tutti i livelli. Ciò che disturba è che abbiamo una leader di una spanna sopra tutti gli altri, che stiamo sacrificando sull’altare del settarismo e che non merita in alcun modo tutta questa zavorra.
Diamoci una mossa oppure il nostro destino rimarrà sì confinato nello sterile nostalgismo.