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Quando il potere è ormai certo che il suddito sia prono ad ogni suo volere (e il potere italiano lo sa benissimo, tanto è vero che nelle conversazioni private prende pesantemente in giro – tutto soddisfatto – il pecoronismo dei suoi sottoposti), i media da esso controllati possono permettersi titoli soddisfatti e trionfalistici come questo, comparso a pag. 22 del quotidiano torinese “La Stampa”: “Novembre mese delle tasse. Gli italiani versano 55,3 miliardi”.
Tutto l’articolo è una sorta di “inno alla gioia” e lo si capisce bene. Senza milioni di sudditi che pagano e tacciono un carico fiscale da record mondiale, come farebbero i “percettori” a spassarsela da mane a sera, a costruirsi enormi ricchezze nei tanto deplorati (a parole…) “paradisi fiscali” e, al tempo stesso, ad accrescere costantemente il debito pubblico, che pure il forte carico fiscale dovrebbe contribuire a ridurre?
Il masochistico servilismo italico è una delle cose più divertenti da osservare. E’ ciò che fa comprendere come questa espressione geografica chiamata Italia non abbia più alcun futuro e come – se ne avrà uno, magari auspicabilmente molto tempestoso – esso le sarà procurato dai migranti, non certo da una popolazione disposta a tutto pur di continuare ad essere sodomizzata (il che mi fa ritenere che essa provi un autentico godimento, nell’esserlo).