Nelle ultime settimane i vertici governativi di Ankara hanno ordinato l’arresto di 1112 persone, sospettate di legami con il predicatore islamico Fethullah Gulen, in esilio negli Stati Uniti e sospettato di essere la mente del (fallito) golpe dell’estate 2016. È quanto ha affermato la CNN turca, secondo cui si tratta di una delle più “imponenti” operazioni lanciate contro presunti sostenitori di Gulen dal colpo di Stato.

In questi due anni e mezzo il predicatore islamico, dal suo esilio negli Usa, ha più volte negato ogni coinvolgimento e rivendicato la propria estraneità al tentativo di golpe. Tuttavia, questo non ha fermato la caccia all’uomo voluta dal presidente e dal governo, che ne hanno approfittato per reprimere qualsiasi forma di dissidenza o di opposizione interna.

Fonti giornalistiche affermano che l’operazione è partita dalla capitale, Ankara, per poi diffondersi in 76 delle 81 province in cui è suddiviso il Paese. Al momento non vi sono ulteriori dettagli sull’inchiesta, sull’identità dei fermati o la loro professione.

Dalla notte del (fallito) golpe a metà luglio 2016, in cui sono morte 250 persone e che per alcune ore ha fatto vacillare il potere del presidente Recep Tayyip Erdogan, il governo di Ankara ha lanciato una caccia alle streghe. Secondo le ultime stime vi sono oltre 77mila persone in carcere in attesa di processo, mentre continuano gli arresti. Le autorità hanno inoltre sospeso o licenziato 150mila funzionari pubblici o membri dell’esercito, fra i quali vi sono anche alti ufficiali.

Analisti ed esperti parlano di attacchi mirati contro decine di migliaia fra presunti oppositori, intellettuali, attivisti, personalità in patria e all’estero, militari e giudici, docenti e intellettuali, gente comune. Persone accumunate da un’unica matrice: l’appartenenza, reale o presunta, alla rete del predicatore islamico turco Fethullah Gülen, in esilio in Pennsylvania (Stati Uniti). I critici accusano Erdogan di sfruttare il pretesto del golpe per reprimere dissidenza interna e rivendicazioni autonomiste curde. Per le autorità di Ankara si tratta di “misure necessarie” per reprimere le minacce alla sicurezza nazionale.

Fonte Asia News