Sul palcoscenico politico, sul quale si è riaffacciato con incredibile protervia, portatore di ricette fallimentari, Salvatore Cuffaro, si presentano in questi giorni, a leggere il foglio di famiglia berlusconiano, due novità.

La prima è rappresentata dall’ipotesi da verificare, da approfondire e da puntualizzare della lista unica Meloni – Salvini.

Secondo “Il Giornale” , per una volta misurato e non acido e non malizioso, per non dire malvagio, verso le iniziative fuori dell’orbita dell’autocrate, l’idea della romana e del milanese sarebbe quella di eliminare i simboli di FdI e della Lega Nord con la creazione di un simbolo contenente i nomi dei due leaders. E qui nasce la prima osservazione: la personalizzazione rappresenta una delle più consistenti disfunzioni del sistema politico del nostro paese. Il cittadino deve e vuole innanzitutto condividere le idee e i programmi, prima di diventare, se mai lo voglia diventare, puerilmente tifoso.

Viene poi la valutazione di tipo elettorale, che, in assenza di una modifica della attuale legge elettorale, darebbe la possibilità di designare con esito felice i 100 capilista in tutti i collegi. Di fronte a questa prospettiva nasce il nodo più serio:  gli elettori, ai quali Lega e FdI hanno costantemente reclamizzato come strumento simbolo della vita di democrazia diretta le primarie, attendono di essere chiamati nelle singole circoscrizioni all’indicazione dei “fortunati” e non solo del “portabandiera” nazionale.

La Meloni ha presentato su Facebook una bozza programmatica convincente ed equilibrata, carente però dell’esplicito rifiuto di qualsiasi ipotesi secessionistica, autonomistica antinazionale. E’ un vuoto sul quale occorrerà riflettere e che già da adesso condiziona l’orientamento di tantissimi cittadini, dalle idee ancorate a Destra.

La seconda novità è costituita dalla presentazione più ambiziosa, del tutto velleitaria a Milano di “Energie per l’Italia”, di cui è animatore il manager, ex Confindustria, Stefano Parisi, una delle tante creature , prima osannate e poi respinte da Berlusconi.

Aspira (sognare non costa nulla!) “a unire le forze per costruire un movimento politico che pensi in grande”, puntando ad essere protagonista con il 10% dei suffragi nazionali. La cronaca parla della presenza di 2500 persone, provenienti dalle più svariate esperienze, addirittura antitetiche, raggruppate all’ombra di un programma di acceso liberalismo, lontano da qualsiasi cura o premura sociale.

L’ autodesignatosi leader ha fissato come obiettivo l’edificazione di “una realtà in cui unire il meglio delle nostre culture politiche”, cioè un facile, comodo quanto incommestibile minestrone.