Viviamo in una strana stagione, dove la scena politica è conquistata da battaglie niente affatto sociali, niente affatto popolari, ma frutto dei dissennati deliri di relativismo delle peggiori retroguardie del pensiero debole.

Come nella sindrome della primadonna isterica tali egocentrici soggetti si sentono come investiti di una sfida personale contro il buonsenso stesso, le leggi di natura, invocando poi a loro difesa la mai tramontata massima dei diritti civili.

Ciò che li muove è invece palesemente la necessità di difendere una propria peculiare situazione, poco importa se le loro pretese o capricci incideranno in maniera sostanziale su soggetti innocenti, colpevoli soltanto di far parte di un gioco delle vanità e dell’individualismo spinto sino alle sue più esasperate sponde.

Ecco che allora, come il caso delle recenti polemiche sul manifesto promosso da Fratelli D’Italia per promuovere la raccolta di firme contro le adozioni delle coppie omosessuali/dello stesso sesso, emerge il volto peggiore di questi supposti paladini del libero pensiero, che annoverano tra i loro più illustri rappresentanti Oliviero Toscani & Vladimir Luxuria.

Sono questi protagonisti delle nuove “frontiere dei diritti” capaci di vomitare odio e intolleranza verso qualsiasi voce che si erga a contrastare il loro pensiero unico del relativismo a mostrare le crepe della loro farlocca impalcatura.

In fondo per questi soggetti tutto è consentito perché nella deviata realtà moderna ormai tutto è stato violato, anche la sola speranza di un futuro più aureo è per loro qualcosa di abominevole e inverosimile. Il solo ritenere che possa esistere un modello, un archetipo positivo al quale ambire, stimola la rabbia di questi tifosi del grigiore pessimistico, tutti intenti secondo loro a smitizzare, pezzo per pezzo, la struttura sociale come sino ad oggi universalmente conosciuta.

E’ il loro relativismo strumentale a muoverli, clinico e persistente.

La famiglia tradizionale, dipinta come alcova delle peggiori nefandezze, è qualcosa di accostabile all’odio che provano per l’etica cavalleresca o per l’epica, o peggio ancora per la religione, trasfigurata in ogni maniera possibile, provocata con i più subdoli paralleli per il gusto di autoproclamarsi liberi, quanto soli nella loro narcisistica divergenza dai modelli.

Come pretendere anche solo realisticamente di poter rappresentare una categoria che si vorrebbe sostenere essere discriminata quando si utilizzano i mezzi più biechi dell’offesa e della provocazione personale per contrastare le ormai poche voci che ancora con coraggio rivendicano un principio di natura incancellabile, se non sotto il silenzio dell’omertà e dell’insicurezza. E’ proprio questa omertà e questa insicurezza che tali irosi soggetti vogliono incutere in ogni voce di opposizione al loro pensiero unico che ne palesa la vocazione, sono questi esempi lungimiranti coloro che vorrebbero porsi quale un’alternativa credibile alla famiglia naturale nell’accudire e nel far crescere i nostri futuri concittadini?

L’auspicio che il grido solitario di Giorgia Meloni sia finalmente raccolto da quella maggioranza silenziosa che di fronte al deserto delle opposizioni rischia di cominciare a credere che verso questo stato di cose, verso questa ennesima imposizione europea non, ci sia che la resa.