th-9

In questi giorni all’entusiasmo palesato per il pericolo scongiurato dall’ Austria (in alcune località è stata raggiunta l’affluenza del 146,9% !!!) con ripercussioni interplanetarie dalla mancata vittoria, del resto liberamente e democraticamente espressa, dei cannibali, trogloditi del Partito della Libertà, purtroppo, come è lamentato dai giornali del supertrust renziano, non isolati nel Vecchio continente, evidentemente insoddisfatto delle politiche fallimentari dei Soloni europeisti, si è abbinato l’eco del “manifesto” dei 184 docenti impegnati (o precettati) per il sì, con i “nostri “ arrivati e capeggiati dai sempre “abili ed arruolati” Tiziano Treu e Franco Bassanini, il primo, nato nel 1939, ed il secondo nel 1940.

Risalto scarso o nullo hanno un articolo ed un’iniziativa, che vorrebbe essere ed è presentata come culturale mentre è solo propagandistica, orchestrata dal potere bancario, legato a quello politico, che tanti, anche della sedicente opposizione, se non antitetico, vedono almeno distante anni luce dal vecchio PCI. Di Gian Antonio Stella è apparsa una nota, che prova l’assalto alla vita democratica, condotto e pianificato dai mille “cerchi magici” operanti alle spalle del cosiddetto “premier”. Potrebbe essere sufficiente ed eloquente il titolo: “Lo studio sui media. Il partito di Renzi raccoglie da solo oltre il 45 per cento delle citazioni sugli organi di informazione. Una presenza schiacciante che può essere un’arma a doppio taglio. Forza Italia non va oltre il 14,1. Il diluvio di citazioni per premier e Pd”.

L’articolista ricorda, giustificando però, il precedente dell’altro autocrate, quello anziano, il lombardo, che oltre ad annientare o a tentare di annientare gli alleati o meglio i vassalli (la destra suicida e i leghisti, più lucidi e lungimiranti), aveva egemonizzato i canali televisivi, notando che “se era difficile arginare la tracimazione berlusconiana, è forse ancora più difficile sottrarsi allo straripamento renziano”.

Stella riprende lo studio di Cedat 85, un’azienda pugliese, in grado di provare, dati alla mano, che il “presidente” “è incontenibile come la cascata dell’Iguassù. Per essere più esaurienti “su circa mille quotidiani e periodici di carta e on line e più le principali radio e tv e ancora le maggiori fonti estere e i blog più frequentati , sottoposti a monitoraggio capillare […] non c’è partita: tra i politici che vantano una quota minima del 3% delle citazioni, Matteo Renzi “asfalta tutti raccogliendo quasi il 40% (290.807) delle citazioni totali fatte dai media nell’ultimo anno”.

In conclusione l’editorialista segnala “una certa pigrizia giornalistica nel ruotare intorno allo stesso perno” ma lamenta – e la denunzia oltre ad non essere nuova, è quanto mai gradita convalida delle critiche rivolte al “centrodestra” – “un vuoto di forte leadership alternativa in grado di contendere spazi a una figura che talvolta appare schiacciante”. L’osservazione d’epilogo è auspicabile ma sempre più difficile da raggiungere per la narcotizzazione subita dall’opinione pubblica: “una onnipresenza renziana può essere a doppio taglio. Se Matteo Renzi non tiene un po’ a bada il proprio strabordare ….”.

Viene presentata in un naturale e doveroso colore rosso la mostra alle Gallerie d’Italia di Intesa San Paolo a Milano “Gramsci e Guttuso, dialogo in rosso. I “Quaderni del carcere” accanto ai dipinti. Bazoli e Napolitano : “Quei testi, monumento morale”. A parte l’impaginazione deferente, commossa ma non certo commovente viste l’enfasi e la retorica, e la definizione dell’ opera del politico isolano data dal duo ecumenico, mi hanno incuriosito nell’etichetta le parole riguardanti l’altro isolano. E’ in modo immancabile qualificato “profondamente antifascista , iscritto nel 1940 al Partito comunista, nel 1943 entrò nella Resistenza”. Colpito dall’età (29 anni) in cui fu raggiunto dalla verità, sono andato ad attingere all’aureo libro, per alcuni un volgare pamphlet , di Nino Tripodi, dimenticato solo dai destrorsi oggi alla ribalta. A p.106 di Italia fascista in piedi (Memorie di un littore) è segnalato al II° posto nei Littoriali del 1937, svoltisi a Napoli , nel convegno di arti figurative fasciste, dopo poco tempo “chiamato a Roma dal ministro Bottai per collaborare a periodici del Littorio”. Per Bazoli si tratterà senza dubbio di una semplice omonimia!