Basta guardarsi un po’ attorno, leggiucchiare qua e là il quotidiano conteso e sgualcito dai clienti del bar sottocasa, ascoltare le chiacchiere sull’ autobus, ed ecco che le idee ti vengono. Che dico ti vengono: ti si precipitano addosso.

C’è la crisi, d’accordo. E c’è chi ci si sdraia sopra, alla crisi: piagnucolando si giustifica del suo fare un cazzo.

Io no. Io me ne  sto con le antenne ben tese e vibranti.

Ed eccola, l’idea.

Via Giambellino, oppure via Lessona. Ma facciamo pure via Adriano o piazza Rimembranze di Lambrate …

Lo scenario è lo stesso: la vecchietta deve uscire per comprarsi le sue due michette e il mezzo litro di latte dal panettiere. Oppure, che so, per andare dal medico di base a ritirare la sua lenzuolata di ricette e impegnative per esami vari. Arranca, la vecchierella, verso la meta, col consunto aritmico cuore che martella, gli occhi appannati e il fiato mozzo.   Chi le assicura che, al suo ritorno, non troverà i 40 metri quadri concessile a suo tempo dall’ Aler occupati dalla famigliola rom?

Il maschio della specie non lo troverà: è stanziale all’interno del campo, pasciuto nella sua roulotte. Ma la moglie incinta, la suocera, i sei figli, l’imprecisato famiglio? Fa comodo avere una dépendance in città. Che so, può servire come ricovero, deposito, cos’altro? Dunque, basta un deciso movimento avanti-indietro col palanchino, un picchetto, due colpi di mazzuolo, e la porta è divelta. Beninteso ho detto rom così a caso: può anche essere un magrebino, un peruviano, uno dell’est … fate voi, io non sono razzista.

Comunque sia,  la vecchietta è servita: torna indietro arrancando con le sue centocinquanta pulsazioni, il sacchetto delle michette e del latte stretto in mano (se lo porta da casa il sacchetto, sempre lo stesso, per risparmiare) e trova la porta sbarrata e il concitato vociare dei bimbi che, dall’interno di quella che fino a mezz’ora prima era la sua casa, riempie il pianerottolo.

A quel punto, ella lo sa, è finita.

Se andrà alla stazione di polizia due isolati più avanti: “E faccia denunciaaa!” le griderà in faccia l’ispettore con aria scocciata.

Se andrà a piagnucolare dal parroco: “Non giudicare!” le dirà questi con un’espressione intensa sul volto e l’indice ammonitore teso in alto.

E a lei sembrerà tutt’a un tratto di essere una grandissima stronza, a rivolere indietro le medaglie di suo marito defunto che quando era giovane faceva le gare in bici,  o la catenina col crocifisso di suo figlio, morto ragazzo sulla tangenziale.

Le ridaranno, almeno, i quotidiani ingialliti con la notizia dell’incidente che teneva nel cassettone, e che tirava fuori a ogni compleanno, ad ogni anniversario, per piangerci sopra? Forse sì, se si presenterà con aria supplichevole alla matrona rom, sull’uscio di quella che era la sua casa.

***

Ma vi starete chiedendo dove io vada a parare con questi discorsi un po’ cinici un po’ lacrimosi.

Ora vi spiego.

Eccomi qua, vecchia vedova spaventata. Eccomi qua, nonnino tremebondo. Basta patemi, basta col cuore che fibrilla e scoppietta: ora non temerete più.

Da oggi potete dedicarvi alle vostre faccenduole extradomestiche con la dovuta calma, senza patemi.

Per strada, tra una cosa e l’altra, fermatevi a salutare gli amici cresciuti e invecchiati con voi nello stesso quartiere.

Indugiate pure davanti al caffè dell’angolo, quello vicino alla posta. Quattro chiacchiere sui trigliceridi, la transaminasi e la pressione che va su e giù. Nessuna fretta.

Tanto, a casa vostra, rimango io.

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Ma chi sei, chiederete, un incrocio fra Primo Carnera e Bruce Lee?

Non proprio, ma giudicate voi se me la cavo o no. Sfioro il metro e ottanta. Settantacinque chili di soli muscoli temprati dal ferro delle palestre. Il bilanciere di 120 chili (discrimine fra la vera forza e quella che vorrebbe esserlo, ma non è) si solleva e immoto troneggia nell’aria, se io disteso alla panca lo spingo. E ho qui una di quelle facce che possono sembrare da bravo ragazzo, ma fa paura se subentra la mia furia fredda.

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Questo, vecchietti e vecchiette, è il mio cellulare. Non sono un esoso: pratico prezzi modici. Se poi abitate sullo stesso  pianerottolo e vi mettete d’accordo per uscire in comitiva, vi faccio lo sconto. Datemi fiduciosi le chiavi.

Al primo colpo di picchetto, che dico, al primo furtivo parlottare che viene da fuori, apro la porta e fisso con algida fermezza la variopinta truppaglia che si prepara all’invasione.

Stupita, sconcertata, questa arretra lanciandomi insulti e macumbe. Ma non le conviene affrontarmi, sono solo fastidi.

Sarebbe davvero uno spreco di energie, quando ce ne sono a decine e decine, a Milano, di case vuote e,  per la colpevole imprevidenza degli inquilini, prive del loro badante.