Da qualche settimana la Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera hanno intrapreso una bella iniziativa : portare in edicola le avventure di Tin Tin, con un elegante volume abbinato all’acquisto del giornale. Con 105 milioni di copie , di cui 52 nel resto del mondo, il fumetto che ha come protagonista il ragazzino curioso ed intraprendente, è stato il più venduto in Francia e nei paesi anglofoni, ed ancora oggi si ripropone con successo in una versione cinematografica , grazie all’intuizione di Steven Spielberg.

Tutto nasce quando Georges Prosper Remi, un grafico pubblicitario belga, disegna due tavole per il settimanale Le Sifflet del 30 dicembre 1928, raffiguranti un bambino ed il suo cagnolino ; i disegni attirano l’attenzione del’ abate Wallez, direttore del Petit Vingtième, un giornale della destra cattolica francese, conservatore e filo monarchico. Wallez vuole dare una svolta al suo periodico e così chiede a Remi, che assumerà lo pseudonimo di Hergè, di continuare la sua opera con un episodio settimanale da pubblicare come supplemento al suo giornale. Iniziano così le avventure di Tin Tin e del suo inseparabile cagnolino Milou. Per disegnare il protagonista, un adolescente senza famiglia sempre in viaggio per il mondo, Hergè si ispira al ciuffo di un suo caro amico, Leon Degrelle, che per un periodo usava portare i calzoni alla zuava, come il suo personaggio. Remi e Degrelle rimarranno amici per lungo tempo, poi le loro strade si divideranno, il primo manterrà il suo ruolo di disegnatore, il secondo fonderà Rex, il partito filofascista belga.

L’abate Walles vuole contrastare le simpatie crescenti di cui gode il comunismo in Europa, dopo l’affermarsi dell’Unione Sovietica ; così chiede a Hergè di creare una storia che catturi l’interesse del lettore ma sia di denuncia dei crimini leninisti. Nasce così “Tintin nel paese dei Soviet”, che prende come riferimento un libro ,“Moscou sans Voiles”( Mosca senza veli) , scritto da un certo Joseph Douillet, un diplomatico belga. La storia , pubblicata ad episodi, racconta delle avventure di Tintin, come corrispondente del Petit Vingtième nella Russia bolscevica.

Vengono così descritti e portati a conoscenza del grande pubblico gli orrori del comunismo : i bambini affamati che muoiono per strada per la grande carestia, le elezioni truccate con le minacce fisiche agli oppositori, le spie presenti dappertutto, i dirigenti del partito che si arricchiscono alle spalle del popolo.

Hergé disegna i personaggi ancora con tratti elementari , corredati di fumetti con frasi brevi e concitate, il tutto in bianco e nero come un film muto del l’epoca. L’autore arriva anche a deridere gli utili idioti del tempo, in questo racconto alcuni filocomunisti inglesi, ritratti mentre visitano una fabbrica di cartapesta, messa su ad uso degli allocchi, per far credere alle magnifiche sorti e progressive del mondo dei soviet.

Il testo in qualche caso precede le realtà più truci, perché se i fatti narrati risalgono al 1929, è solo nel 1932-33 che Stalin manderà le sue squadracce a requisire i raccolti dei kulaki ucraini, che in cinque milioni poi moriranno di fame e di stenti.

Il successo di Hergé è così grande, che gli utili idioti di cui sopra, iniziano a deriderne i contenuti, ritenuti esagerati e diffamatori. Nasce così l’espressione denigratoria di “anticomunismo viscerale” e parte la controffensiva degli ambienti filo marxisti. C’è chi , come il solito intellettuale “moderato”, chiede ad Hergè se non abbia dei rimorsi a proposito del suo albo. “Rimorsi ?” , risponde l’autore belga, “a chi ha scritto la verità ? “

“Ma i rimorsi dovrebbero occupare la mente di chi ha giustificato gli orrori del comunismo !” è più o meno la sintesi del pensiero di un inorridito Hergè.

Dopo la pubblicazione di “Tintin nel paese dei Soviet”, Hergè continua a disegnare nuove avventure, sempre per il Petit Vingtième, affinando la sua tecnica ed aggiungendo il colore alle sue vignette.

Con lo scoppio della guerra , Hergè diventa il grafico del quotidiano Le Soir e per questo verrà accusato di collaborazionismo, lui filo monarchico e antitedesco. Dovrà sopportare i processi a molti suoi amici, ma poi verrà riabilitato da un famoso partigiano francese , Raymond Leblanc, che fonderà il settimanale Tin Tin. In questo periodico si affermeranno altri grandi autori francofoni, come Edgar P. Jacobs che disegnerà le avventure del colonnello Blake e del professore suo amico Mortimer, agenti più o meno segreti al servizio di sua Maestà britannica. Si affiancheranno poi i piloti di formula uno Michel Vaillant e Steve Warson, creati da Jean Graton, con sceneggiature sempre più precise ed intriganti.

Se il fumetto francofono ha conquistato il mondo, non ha mai sfondato in Italia. Le motivazioni non sono molto difficili da trovare : nel nostro paese ha sempre proliferato un prodotto autoctono di grande qualità, con disegnatori originali nello stile e nel tratto.

Già nel 1908 vede la luce il Corriere dei Piccoli, a tutti noto come il Corrierino, il primo contatto con la carta stampata per tantissimi bambini.

Nel 1933 nasce in Italia “Il Monello” , che prende il nome dal protagonista del film di Chaplin, all’apice del successo di quel tempo. Il giornalino è indirizzato alla prima adolescenza, Continuerà le pubblicazioni fino al 1990, anno in cui dovrà arrendersi ad un calo di interesse generalizzato.

Ai più grandicelli è dedicato” L ‘Intrepido” con fumetti più avventurosi, nasce nel 1935, vedrà la fine, come quasi tutti , negli anni 90. Rimarrà famoso per una particolare pubblicità , quella degli occhiali a raggi X, che permettevano di vedere oltre i vestiti ; in realtà non succedeva niente ma nessuno ha mai avuto il coraggio di lamentarsi.

Uno dei fumetti più belli del dopoguerra, poco ricordato ma tutto italiano ,negli anni 60 , è stato il “Cavaliere Sconosciuto”, un eroe in stile salgariano che raddrizzava torti nell’India fantastica dei Thugs.

Potremmo citare tanti altri titoli di giornali, di ottima fattura, anche più famosi, ma resta il fatto che l’Italia è sempre stata leader in un campo dove cultura, fantasia , intelligenza, esaltazione del coraggio e del dovere, senso estetico, spirito d’avventura, curiosità e voglia di vivere erano gli ingredienti gusti. Guarda caso anche gli elementi di una visione della vita non conforme allo spirito mediocre dei tempi attuali.