L’ultima prodezza del prode Paolo Berizzi, l’ispettore Clouseau dell’antifascismo più ridicolo, l’indomabile nemico di bottiglioni e pagnotte, sarebbe piaciuta a Luigi Pirandello.
Il classico caso in cui la maschera prende il sopravvento sul volto allontanando il personaggio dalla realtà impedendogli di comprendere il significato delle sue azioni.
Ieri la macchietta del cacciatore di nazisti dell’Illinois che il nostro eroe si è cucito addosso gli ha fatto un brutto scherzo, portandolo a commentare con queste miserabili parole il disastroso nubifragio di Verona: “Sono vicino a #Verona e ai veronesi per il nubifragio che ha messo in ginocchio la città. I loro concittadini nazifascisti e razzisti che da anni fomentano odio contro i più deboli e augurano disgrazie a stranieri, negri gay, ebrei, terroni, riflettano sul significato del karma.”
Difficile commentare seriamente roba del genere, un impasto di sciacallaggio, ignoranza, banalità, squallore che dovrebbe far vergognare chi lo ha scritto.
Solo che chi lo ha scritto campa oramai da anni diffondendo una narrazione esagerata e manipolata che lo ha strappato dall’anonimato di una umile vita da cronista di provincia rendendolo l’icona un po’ pacchiana di un redditizio antifascismo con la bava alla bocca.
Inevitabile che ad un certo punto l’autoesaltazione prevalga facendo perdere il senso delle cose ed inducendo, come un allucinogeno, a spararla sempre più grossa per attirare sempre più attenzione e legittimare sempre di più il proprio ruolo.
Superando la misura, come in questo caso o come nel caso della censura appioppatagli il 7 luglio 2016 dall’Ordine dei Giornalisti (proc. N. 40115) per “violazioni delle norme deontologiche che presiedono alla professione di giornalista e in particolare dell’art. 2 della legge professionale e dell’art. l del Testo unico dei doveri del giornalista con riguardo al rispetto della verità sostanziale dei fatti, ai doveri di lealtà e buona fede e al dovere di promuovere la fiducia fra la stampa e i lettori”.
Salvo poi atteggiarsi a vittima quando qualche fesso sprovveduto risponde maldestramente alle sue provocazioni, finendo nei guai e legittimando per il nostro eroe il fringe benefit della scorta.


La bravata verbale dell’indefesso cacciatore di immaginari nazisti nostrani ha ovviamente scatenato un putiferio, di fronte al quale il nostro ha dovuto fare prontamente marcia indietro coprendosi il capo di cenere: cancellato inutilmente il tweet incriminato, scaricato nel frattempo da migliaia di cellulari, si è scusato con chi si fosse sentito offeso e ribadendo la propria (evidentemente non del tutto spontanea) solidarietà con i cittadini di Verona colpiti dalla calamità.
Un vero peccato che questo squallido infortunio abbia distolto l’attenzione dall’ennesimo scoop da barzelletta del grande reporter antifascista, che aveva appena scoperto che sulla famigerata spiaggia fascista di Chioggia, da lui indomitamente smascherata 3 anni fa, ancora oggi si canta Faccetta Nera e ci sono persino bagnanti che fanno il saluto romano.