Osannato in vita, il maestro rinascimentale Luca Signorelli è stato poi relegato nel dimenticatoio, complice la dispersione delle opere, la confusione delle notizie e la distruzione, dovuta ai bombardamenti alleati del 1945, della sala berlinese con la sua “Corte di Pan”. La storiografia ‘900sca ha poi fatto chiarezza sulla sua biografia e sulla sua opera; persino sui suoi connotati.

La mostra in corso ai Musei Capitolini, “Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte” getta uno sguardo sui trascorsi romani dell’artista cortonese, autore non soltanto dei celeberrimi affreschi nel Duomo di Orvieto.

La mostra capitolina, ospitata dal Palazzo Caffarelli, fa percorrere al visitatore due papati fondamentali per la storia artistica di Roma (e politicamente disastrosi): quello di Sisto IV Della Rovere, il ligure che proseguì la monumentalizzazione dell’Urbe cominciata da Niccolò V Parentucelli e continuata da Pio II Piccolomini; e quello di Leone X de’ Medici, il fiorentino che portò la corte vaticana a un fasto pienamente rinascimentale.

Con Sisto IV (1471-1484) si riscoprono le Antichità Capitoline: l’entusiasmo per i rinvenimenti, soprattutto di statuaria classica, è documentato da citazioni nei dipinti di Signorelli. Il Maestro cortonese fu chiamato proprio da Sisto IV per partecipare all’opera fondamentale che dal pontefice savonese trae il nome: la Cappella Sistina, per la quale Signorelli dipinse l’affresco “Testamento e Morte di Mosè” nel 1482.

Durante il pontificato di Leone X (1513-1521) Signorelli torna a Roma, incontrando Bramante e rafforzando il legame con due titani che, pur essendo impossibile definirli “allievi”, gli tributeranno ammirazione: Michelangelo e Raffaello.

Fra i due periodi romani: la Cappella Nova (più nota come Cappella di San Brizio) al Duomo di Orvieto, dove Signorelli realizza le “Storie degli ultimi giorni” (1499-1502): scene apocalittiche e infernali, in cui si intrecciano scene dantesche, velenosi riferimenti a nemici dei Medici e del papato, e una vendetta contro un’avvenente amante infedele, raffigurata in più scene come prostituta e anima tormentata dai diavoli. Dettagli dall’opera più nota di Signorelli sono riportati, in scala ridotta, su lastre retroilluminate che ricoprono un corridoio della mostra.

La sala che raccoglie i dipinti che annoverano le citazioni di Signorelli dalle antichità romane (il Colosseo, l’Arco di Costantino, il Mausoleo di Adriano che diventerà Castel Sant’Angelo, la statuaria) che osservava è dominata dal “Martirio di San Sebastiano” da Città di Castello, anche manifesto della mostra, col balestriere di spalle oggetto di studio per Raffaello.

A parere dello scrivente, il vertice della mostra sono le Madonne, racchiuse in una teca di fronte al corridoio che ricostruisce il celebre e furibondo affresco orvietano: la dorata “Madonna col Bambino” del Metropolitan Museum di New York, la “Madonna col Bambino, San Giovannino e un pastore” del Jacquemart-André di Parigi, e la meno nota “Madonna col Bambino, San Giovanni Battista e San Giuseppe” della romana collezione Pallavicini-Rospigliosi, dai tratti incantevoli e dallo sguardo struggente, prezioso anticipo dell’espressività e della precisione nella definizione dei volti dell’inferno orvietano.

http://www.metmuseum.org/art/collection/search/437674

Attorno a loro, il bel percorso romano di questa mostra: l’Urbe papalina della rinascita Quattro e Cinquecentesca, illustrata e ricreata con i disegni ‘500schi di Martin van Heemskerk e le tempere ‘600sche di Gaspar van Wittel, inestimabili pietre miliari nel culto della Bella Italia.

“Luca Signorelli. Oblio e riscoperte” è una preziosa occasione, per riscoprire un artista importante e un segmento fondamentale nella storia italiana e romana (dell’arte e non solo), in linea con le celebrazioni (mantovane) d’un altro artista ingiustamente considerato minore, e legato a una sola opera (la Camera dei Giganti di Palazzo Te): Giulio Romano, e in vista dei cinquecento anni dalla scomparsa di Raffaello Sanzio.

Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte

Roma, Musei Capitolini, 19 luglio – 3 novembre 2019

Apertura tutti i giorni, ore 9:30 – 19:30

La biglietteria chiude un’ora prima