Che cosa hanno in comune un cuciniere di quart’ordine del sottobosco televisivo e un elegante e prestigioso giornalista d’alto bordo? Cosa possono condividere un rozzo frequentatore di trattorie per camionisti, con i quali è solito condividere mostruose magnate e qualche rutto ma non il lavoro (troppo faticoso) e un felpato frequentatore abituale di salotti buoni e veri potenti sempre schierato dalla parte giusta?


Un cafone coperto di tatuaggi che si esprime solo in romanesco volgare ed un elegante opinionista dalla prestigiosa carriera noto per il linguaggio sempre forbito e i toni sempre appropriati?
Tra gli effetti della squallidissima operazione di trasformismo politico e spartizione di potere che ha portato al varo del secondo governo Conte c’è anche questo bizzarro miracolo, quello di accomunare in una medesima posizione il cuoco Rubio (chef è un’esagerazione inutile) e l’ex pluridirettore Ferruccio De Bortoli.


I due personaggi, talmente diversi che più diversi non si può, si sono ritrovati – naturalmente ciascuno con i modi che gli sono propri – con una opinione comune sull’affollatissima manifestazione tenuta davanti a Montecitorio da Meloni, Toti e Salvini mentre dentro il palazzo il damerino pugliese abboffava l’aula di concetti vuoti e fumosi imbellettando la sua squallida operazione politica con un prolisso ed inutile discorso illustrando, come un piazzista di spazzole, un programma irrealizzabile.
Lo spadellatore di borgata, non nuovo ad esternazioni modello spazzatura da centro sociale evidentemente figlie di una interessata strategia di visibilità mediatica, chiaramente infastidito dal successo della manifestazione, ha così commentato su Twitter:
“Perché nessuno è stato pistato come l’uva? Perché nessun manifestante è stato perquisito, schedato e/o gonfiato di botte? Semplice: perché non c’erano forze dell’ordine avvelenate o schierate. Evidente la disparità di trattamento in base all’ideologia politica. #Dittatura”.


Concetto un po’ stupido e fuori dalla realtà, che dimostra solo abnorme ignoranza o magari mala fede: perché i partecipanti pacifici di una manifestazione regolarmente autorizzata dovrebbero essere “pistati come l’uva?”, poi “perquisiti, schedati e gonfiati di botte”? Solo perché stanno sulle scatole ad un cuciniere buzzurro incapace di capire che non c’è nessuna “disparità di trattamento” ma solo una abnorme disparità di comportamento tra chi manifesta pacificamente e chi, come certi amichetti politici del cuoco, pratica regolarmente la violenza?


Che poi, a ben vedere, non è che gli ordini del nuovo ministro degli interni fossero proprio del tutto neutrali, visto che ad un certo punto la Polizia ha bloccato gli ingressi della piazza impedendo a molte persone di raggiungere la manifestazione.
Incalzato da un esponente del sindacato di Polizia che lo invita a spargere “olio e non odio”, lo scienziato dell’unto e del bisunto si esibisce in un altro capolavoro concettuale, forse ancora più idiota del precedente, ribadendo agli “analfabeti funzionali presenti in rete” che il suo “non era un invito a manganellare ma una sorpresa che si possano fare dimostrazioni di piazza senza cariche”.
Proprio de coccio, per dirla nella sua lingua.


Non contento e anzi irritato dalle critiche piovutegli addosso lo chef borgataro, che poco tempo prima aveva incitato all’”eliminazione fisica” dei sovranisti, invece di andare a buttare la pasta si butta sul vittimismo:
“Se fai il cuoco, lavori in tv, e non sopporti le disparità di trattamento, se odi le ingiustizie e la violenza, se hai studiato storia e non vuoi che si ripetano certe cose, in Italia non puoi dire la tua. Pensare e dissentire sono cose che fanno perdere cittadinanza e diritti”.


“Studiato la storia” (forse delle padelle), “pensare” (mission impossibile) “dissentire” (da cosa, visto che siamo nel conformismo più banale) fino a perdere “cittadinanza e diritti”…. Parole vuote e senza senso indici solo di miseria umana e culturale.


E De Bortoli, vi chiederete voi? Anche lui si è espresso sullo stesso argomento, ovviamente in forma assolutamente diversa ed infinitamente più civile, ma manifestando lo stesso fastidio del bisunto. Intervenendo ad un talk show l’ex direttore del Corriere ha qualificato la manifestazione come “oltraggio alla democrazia rappresentativa”, aggiungendo che “c’è nei toni una violenza che forse è preoccupante”, il che per un personaggio dai modi sempre felpati e curiali come lui è una bella sparata.
Sfugge (o magari no…) anche in questo caso che la manifestazione era pacifica ed autorizzata e che il diritto di manifestare in quel modo è garantito dalla Costituzione (articoli 17 e 21).


E allora quale sarebbe il problema? Ce lo spiega il buon Dante Alighieri, anzi il suo Virgilio: Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole e più non dimandar”. La vergognosa operazione trasformista non deve avere ostacoli o fastidi, il nuovo meschino manovratore non deve essere disturbato da nessuno e per nessun motivo. Il dissenso va represso e neutralizzato ad ogni costo, un obiettivo che stranamente (ma nemmeno troppo) accomuna scorie della sinistra più ridicola, come Rubio, e l’empireo incantato dei salotti del potere dove De Bortoli è di casa da sempre. Una cappa di piombo e conformismo che cerca avvolgere e schiacciare chiunque non sia funzionale al disegno di potere in atto, per il quale i diritti altrui sono un optional e la censura del dissenso un dovere.


Ne sanno qualcosa Casapound e Forza Nuova che trovandosi sulla linea del fuoco come bersagli designati (con qualche responsabilità propria su cui dovrebbero riflettere) sono stati brutalmente cancellati da un giorno all’altro, senza possibilità di difesa, da Facebook e Istagram perché “Qui non c’è spazio per l’odio”.
Un’accusa generica e astratta che prescindendo da azioni e comportamenti specifici condanna sommariamente il dissenso da schemi politicamente corretti e non le effettive violazioni di regole più o meno sensate e più o meno arbitrarie. Un fatto inquietante, che non sfigurerebbe nel Mondo Nuovo di Aldous Huxley, e che in teoria dovrebbe preoccupare tutti.


Intanto i buoni e giusti, quelli rimasti umani, continuano ad esibire la loro superiorità morale dando il buon esempio. E’ il caso di Sandro Veronesi, mediocre scrittore politicamente corretto, che dopo avere assistito al dibattito sulla fiducia al governicchio trasformista ci comunica quanto segue:
“Io so una cosa per certo: se per caso mai fossi stato eletto al Senato, oggi avrei fatto saltare i denti a parecchi leghisti prima che i valletti riuscissero a fermarmi. Lo dico da padre”.
Una smargiassata squallida e scomposta che diventa inquietante per quel “lo dico da padre”, un padre che evidentemente insegna ai figli come far saltare i denti a chi non la pensa come lui.
E questi sarebbero i buoni….