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L’ambiguità, il tentennamento e l’assenza di prese di posizioni forte e decise su temi incalzanti è un leitmotiv della politica dei 5 Stelle e dei suoi giovani leader. Immigrazione, politica economica, occupazione: temi sui quali sapere in anticipo la posizione del Movimento è pressocchè impossibile.

Non sfugge a questa logica nemmeno il neo sindaco (che poi chissà per quanto tempo ancora verrà definita “nuovo” sindaco) di Roma Virginia Raggi. Dopo una campagna elettorale improntata alla distruzione delle precedenti amministrazioni (compito non proprio difficile per la verità), molto povera di contenuti e ricca di slogan tipici pentastellati, l’avvocato è alla prova del governare. E le prime grane non si sono fatte attendere. In ordine di tempo: prima l’affare del curriculum della Raggi e della “defaillance” sui suoi incarichi all’Asl e poi questa e la questione rifiuti (che sa di storia già vista) e le intercettazioni dell’assessore Muraro al telefono con Buzzi.

Ora la questione Olimpiadi di Roma 2024. Il Comitato Promotore è al lavoro da tempo nella promozione di quella che, a detta del Comitato Olimpico Internazionale e del suo presidente Bach “è una candidatura molto forte”, al punto da spingere il numero 1 del Cio a dimostrare quasi la sua simpatia per la città capitolina. La Raggi in campagna elettorale, come spesso accade non si era pronunciata: non era una priorità. Alle domande con cui le si chiedeva se quella risposta fosse una chiusura netto o se ci fosse una ancora speranza rispondeva sempre col solito sermone sui problemi (veri) di Roma, che il sindaco avrebbe dovuto risolvere. Il primo cittadino si era dato una scadenza: alla fine dell’estate avrebbe comunicato al presidente del CONI Giovanni Malagò la posizione dell’Amministrazione Capitolina sulla Candidatura della Cittadina. Il tempo ora è scaduto. La Raggi non ha ancora assunto una posizione chiara, è evidente. A dirla tutta, anche a voler considerare conlcusa l’estate in termini astronomici (21 Settembre)  e non metereologici (31 Agosto), siamo agli sgoccioli del tempo consessosi.   Di una presa di posizione certa e chiara neanche l’ombra. In realtà, la sensazione è che si vada per il no. Il Sindaco si è più volte espressa in termini differenti: dapprima ipotizzando l’intervento della Rete, come se le sorti della  Capitale potessero legarsi  ai click dei  visitatori del blog di Grillo,i suoi fan, alcuni dei quali lontani dalla realtà quotidiana della città; dall’altro si è districata in raffinati dribbling alle domande dei cronisti che, per usare una metafora calcistica, hanno alzato il pressing sul sindaco per avere non solo una notizia, ma una risposta certa. Così, incalzata in più occasioni, sia alla festa de “Il fatto quotidiano” che all’Incontro col Presidente del Comitato Paraolimpico Macalli e dell’equipe alla volta delle Paraolimpiadi di Rio, la Raggi ha deciso di non decidere. O meglio, ha continuato a rinviare l’annuncio di una probabile decisione negativa, che certametne non farà contento il Comitato ed i Romani che si sono schierati a favore della Candidatura.

“Dobbiamo ancora pagare i debiti dell’edizione del 1960“. A chi gli chiede se sia un no, Virginia Raggi risponde “Non è detto“. Ed ancora, gli astuti cronisti le chiedono: “Rinuncerebbe ai tanti fondi che darebbero occasione di rinnovamento della periferia tanto discussa?”. “Certo che no”, pare abbia risposto la Raggi, precisando che non è nemmeno un sì. Ha poi continuato dicendo che Roma paga ancora i mutui di Italia 90 da pagare e che le strutture sono fatiscenti. Poi ha concluso con un discorso che, probabilmente, nelle sue intenzioni avrebbe dovuto scatenere un applauso degli ascoltatori ed una lacrimuccia per gli orgogliosi grillini che la vedono amministrare: “Le Olimpiadi sono una grande occasione di sport, ma olimpici non si nasce, si diventa.” Per comprendere dunque quale sia la vera posizione del Sindaco non resta che attendere l’incontro con Malagò, che probabilmente sarà nella prima metà del mese di Settembre. Si vocifera che il Direttorio Pentastellato voglia un secco no e che debba essere Di Maio ad incontrare Malagò. Sarebbe inaccettabile. La Raggi ha vinto le elezioni e deve governare. Rappresenta ora tutti i cittadini Romani, grillini e non, visitatori del blog e perfetti “astemi” di internet. Disinvolta e decisa davanti alle telecamere  nel rispondere alle battutte sullo scoop sulla cellulite della Boschi, quando la si interroga su argomenti fostri, la Raggi si mostra enigmatica, oscura, come farebbe il più bravo politicante abile nell’arte dell’oratoria.

Quel che si chiede alla Raggi è chiarezza. Se la ragioni del no sono prettamente economiche, il primo sindaco donna della Capitale dovrebbe chiarirlo. A decidere la bontà o meno di una scelta sarà poi solo il corpo elettorale. La Raggi però, per lo meno in pubblico, ha scelto di non scegliere. Il governatore della Lombardia Maroni, nel frattempo, propone la “sua” Milano per sostiture la città della Lupa. Se le ragioni del no sono racchiuse nel fardello del passato di corruzione e degrado della capitale, si tratta di un no inspiegabile. Il Movimento 5 Stelle da sempre si è dotato della patente di legalità e trasparenza. Adesso hanno l’occasione di dimostrare che si possono organizzare grandi eeventi senza scandali. Si aggiunga anche che le esperienze di Barcellona 1992 e Torino  2006 hanno dimostrato come una città possa sfruttare al meglio i grandi eventi per rilanciarsi e riqualificarsi. E le periferie di Roma ne avrebbero particolarmente bisogno.

Ora tocca scegliere, Virginia se è attendibile la scandenza che ti sei data. “L‘estate sta finendo e un anno se ne va. Sto diventando grande, lo sai che non mi va.“, cantavano i Righeira. Già proprio così. Il tempo è scaduto. I Romani, il Comitato Olimpico ed il Paese attendono risposte. La Raggi è diventate grande, non è più l’avvocato in rampa di lancio, ma un sindaco che amministra una Capitale storica. E’ il tempo delle decisioni. Ammesso che le sia ancora possibile prendere in autonomia e senza condizionamenti.