All’indomani del verdetto europeo tutta l’Ungheria è con Viktor Orbàn. Ma non solo. Accanto a Budapest sovranista si sono schierati anche i governi di Polonia, Cechia, Slovacchia. Il PPE si frantuma mentre, da lontano, la Russia putiniana si diverte dell’ennesimo spettacolino di un’Unione poco o per nulla unita.

In ogni caso (sostanzialmente) non è successo niente o quasi. Alla faccia degli euroburocrati e dei mass media nostrani — Corriere e Repubblica in primis—  ecco cosa è accaduto e cosa no. Andiamo per punti.

Il rapporto della deputata Sargentini (una sciupata vegana…) è stato votato con una maggioranza di 448 voti favorevoli contro 115 e 48 astensioni, ma la necessaria maggioranza di 2/3 è stata raggiunta senza contare le astensioni. Un successo mediatico per un risultato inutile. L’Europarlamento non ha infatti votato le sanzioni (non era in suo potere farlo) ma ha solo invitato il Consiglio a constatare l’esistenza di un rischio di violazione dei “principi europei”. Blà, blà, blà….

Ricordiamo poi che il Consiglio — stando ai Trattati dell’Unione e di Lisbona — con una maggioranza di 4/5 può (non “deve”) concordare con il Parlamento circa l’esistenza di un “rischio di violazione” dei “principi europei” da parte di uno Stato membro.

E ancora. Il Parlamento europeo non ha chiesto la condanna dell’Ungheria per violazione dei “principi” europei: la procedura attivata è quella di cui all’art. 7 primo comma dei Trattati (ossia constatare l’esistenza di un rischio, non di uno stato di fatto, nella violazione dei principi europei). Per sancire una vera condanna l’Europarlamento avrebbe dovuto attivare la procedura di cui all’art. 7, secondo comma, cosa che non ha voluto fare.

Perché? Per due buone  ragioni. La prima sta che nello stesso rapporto dell’inutile Sargentini si riconoscono i progressi fatti dall’Ungheria nell’affermazione di alcuni “principi europei”: persino la triste deputata ha avuto vergogna della sua bislacca indagine.  La seconda ragione (molto più importante) è che per questa procedura, prevista all’art. 7, II comma, occorre il voto all’unanimità del Consiglio (e non i 4/5, com’e stato sufficiente in questo caso).

Insomma la condanna dell’Ungheria per presunte violazioni dei “principi europei” (con le tutte conseguenti pene) mai ci sarà. Per bloccare tutto il circo basterà il veto di un solo Stato membro del’Unione  — di certo Varsavia, Praga, Bratislava e mentre l’Austria e l’Italia giallo-verde (due coalizioni litigiose) devono ancora decidere… — per bloccarla. Tanto rumore per nulla. Qualcuno avverta le redazioni esteri di Corriere e Repubblica e offra una bistecca all’affamata Sargentini. Gli sfigati vanno sempre aiutati.