Si approfondisce la storica rottura delle relazioni tra Mosca e Costantinopoli, le due principali sedi dell’Ortodossia. A farne le spese  è la repubblica monastica del Monte Athos, il sancta santorum dei cristiani ortodossi. Lo scorso 23 ottobre il portavoce del patriarca di Mosca, Aleksandr Volkov ha suggerito ai fedeli di “astenersi dai viaggi al monte Athos, finché perdura questo stato di confusione”. Un atto grave. La “sacra montagna” sull’Egeo  per i fedeli russi è centrale fin dalle origini; la fondazione dei monasteri dell’Athos è contemporanea al Battesimo della Rus’ a Kiev (fine X secolo), e in tutta la storia russa la penisola è stata sempre la fonte e il garante dei grandi movimenti di rinnovamento e rinascita della spiritualità ortodossa per i russi, come lo è stato anche negli ultimi 25 anni.

Non a caso negli ultimi decenni si sono riversati sui 20 grandi monasteri e sui tanti eremi dell’Athos, oltre ai numerosissimi pellegrini, anche fiumi di finanziamenti provenienti dalla Russia. Ispirati dalla Chiesa e dalla stessa politica di Putin, molti uomini d’affari e politici russi si sono uniti in un’associazione molto elitaria, la “Società dell’Athos Russo”, guidata dall’ex-governatore di San Pietroburgo Georgij Poltavchenko (fidato collega di Putin già al Kgb degli anni sovietici). I membri della società si riconoscono per un esclusivo rosario al polso sinistro, esibito anche dallo stesso Putin. Secondo varie stime essi hanno investito nell’Athos tra i 200 e i 500 milioni di dollari. Lo scorso giugno, in seguito a tentativi troppo spregiudicati dei membri del gruppo di “comprarsi” buona parte del territorio monastico, il governo greco aveva sospeso la concessione dei visti ai russi.

Anche per questo, nei giorni scorsi, il metropolita Ilarion (Alfeev) ha invitato i “devoti dell’Athos” a trasferire le offerte dalla montagna greca ai tanti santuari e monasteri russi, soprattutto il monastero di Valaam nella Carelia russa, esaltato negli ultimi anni dalle ripetute visite di Putin e del patriarca Kirill e chiamato “l’Athos del nord”.

Un altro importante evento del culto ortodosso è il trasporto annuale a Mosca del “fuoco santo” della basilica del S. Sepolcro a Gerusalemme, una fiamma miracolosa considerata genuinamente ed esclusivamente ortodossa. Il fuoco del Sabato Santo viene immediatamente trasportato in Russia, negli ultimi anni dagli aerei assicurati dalla Fondazione di S. Andrea Protoclito, guidata dall’ex-presidente delle Ferrovie russe Vladimir Jakunin, un altro fedelissimo di Putin. Il sacro fuoco viene portato in tutte le chiese russe, come garanzia della vera fede, suscitando grande fervore nel popolo ortodosso. In questi giorni sono incessanti le dichiarazioni di funzionari e giornalisti alla televisione e sui media russi, che assicurano la continuità della miracolosa accensione, che non verrà soffocata dallo scisma con i “traditori” di Costantinopoli.

Nella stessa Ucraina, il grande timore dei russi è la perdita del primo storico monastero della Rus’, la Lavra delle Grotte di Kiev. Fondato nel 1073 dai monaci Antonij e Feodosij, legati proprio al monte Athos, il grande monastero conserva nelle grotte originarie le reliquie dei primi monaci, ed è il primo e più significativo santuario di tutta la storia del cristianesimo russo. Al presente esso è affidato alla responsabilità del patriarcato di Mosca, anche se in esso si trovano pure monaci di altre giurisdizioni. Il parlamento ucraino, la Verkhovnaja Rada, sta preparando un progetto di esproprio, per trasmettere la Lavra ai rappresentanti del patriarcato di Costantinopoli. Se si arriverà davvero a questo passaggio di proprietà, vi è il rischio che esplodano scontri di piazza.

 

fonte Asianews