Questa data di infamità assoluta dovrebbe costituire il pretesto, per ogni abitante di questa espressione geografica, per una riflessione su quale sia il rapporto tra lui e coloro che lo governano, che è espresso plasticamente – e icasticamente – dalle celebri parole de “Il marchese del Grillo”: “Io sono io e voi non siete un cazzo!“.

Uno zio di mia moglie lo apprese a sue spese in Jugoslavia proprio il 9 settembre 1943: mentre il sovrano, Badoglio e compagnia cantante scappavano allegri, lui si oppose al sequestro delle radio del suo battaglione di alpini da parte tedesca. Venne immediatamente abbattuto e ora gli è dedicata una caserma, dedica che mio suocero si oppose accanitamente che gli venisse fatta, senza successo. Una volta di più, funzione e finzione si incontrarono all’italiana, sotto forma di pallottole di fucile mitragliatore, nel petto di un ufficiale con la schiena diritta. Non in quello di una classe dirigente di osceni traditori (traditori – tengo a precisarlo – non per avere cercato di uscire dal conflitto, ma per esservi usciti in quel modo).
La riflessione suddetta chiarirebbe tutto ed escluderebbe qualsiasi ulteriore analisi.