Inutile fingere ipocrisie: per noi, ragazzi di destra, l’eroe era lui, Paolo Borsellino, quando ancora era in vita e combatteva la mafia NONOSTANTE lo Stato.

Lo era prima e più degli altri, più dello stesso Falcone; perché era l’unico uomo dello Stato che rivendicava di appartenere alla nostra “famiglia”, perché i suoi figli erano amici dei “nostri ragazzi”, perché partecipava alle nostre manifestazioni insegnandoci cultura, legalità, senso e rispetto per le istituzioni.

Di quella maledetta domenica pomeriggio ricordo tutto, più ancora dell’11 settembre.

Come ricordo le manifestazioni del 19 luglio a Palermo, gli anni dopo; come quella sera, in altra data e fuori dalle celebrazioni affollate, in cui Giampiero Cannella mi portó in via D’Amelio e restammo a guardarci senza parole, davanti a quel portone.

Perché era morto il “nostro” eroe, perché era stato lasciato solo il più fulgido esempio di ciò che avrebbe dovuto essere lo Stato. Perché, semplicemente, era finita la speranza.