Dopo ormai circa un mese di lotta al coronavirus, vorrei fare alcune considerazioni su quanto sta avvenendo, senza avere alcuna presunzione di carattere scientifico, solo riportando alcune riflessioni riguardo la mia personale esperienza.

Quando si cominciava a parlare di iniziale epidemia di coronavirus, ogni caso febbrile che ci capitava davanti lo attribuivamo ancora all’influenza, escludendo a priori il covid19, finché l’insistenza di alcune forme di tosse, la virulenza dei sintomi ci hanno indotto a capire che dovevamo ribaltare le ipotesi diagnostiche dando la precedenza alla nuova epidemia. Oggi tutto cio’ che è febbre, tosse secca , ma anche perdita del gusto e dell’olfatto, va considerato coronavirus ed il trattamento è riposo, isolamento in casa e paracetamolo.

Si consulta telefonicamente il medico di famiglia che monitora a distanza la situazione; si ricorre al 112 solo per gravi disturbi respiratori. L’ambulanza arriva ma non è scontato il ricovero, l’insufficienza respiratoria deve essere importante, perché per andare in ospedale, nella tana del lupo, occorre essere in una situazione in cui debbono intervenire ausili di terapia intensiva. E’ scritto che ci si deve allarmare per saturazioni del sangue sotto i 93, in realtà ieri sera una mia paziente è stata respinta con 84, perché comunque respirava ancora bene.

I saturimetri sono divenuti i nuovi oggetti introvabili nelle farmacie e sono di grande utilità nella situazione attuale, misurando la capacità di respirazione dei nostri polmoni. Come medico di famiglia ho già fatto diagnosi, da lontano, di covid19 ad almeno una ventina di pazienti, perfino ad intere famiglie poi guarite dopo due settimane di febbri alte e tossi scuotenti e uno stato di prostrazione importante. Di questi venti, seguiti telefonicamente, sono pervenuti solo in tre alle strutture sanitarie con tanto di tampone. Gli altri non rientrano in alcuna statistica e questo spiega che i numeri che vengono dati sono sottostimati di almeno due terzi sul numero dei contagiati ma a fronte di questo diminuisce fortemente anche la percentuale di letalità.

Se prima i morti e gli ospedalizzati erano prevalentemente anziani, ora avverto che l’età media si sta minacciosamente abbassando, si sente più spesso di cinquantenni perfino trentenni colpiti in modo serio dal virus.

Riguardo la mia personale casistica , ho cercato di capire dove i miei pazienti possano aver contratto il virus; alcuni di loro avevano effettuato visite specialistiche o esami diagnostici in ambulatori esterni, della Asl o convenzionati nei giorni precedenti il contagio. In questa situazione il paradosso è che la minaccia nasce là dove si dovrebbe tutelare la salute, ma in questo caso non è una colpa del sistema. Gli ospedali rappresentano poi il luogo più pericoloso dove andare, per questo è giusto ricoverare solo quando questa opzione è indifferibile. Il concetto “ prima lo curo meglio lo curo”  qui non funziona ; non ha senso dare il respiratore a chi ancora non ne ha bisogno e altre terapie non funzionano.

Il tampone ormai è riservato solo a chi deve essere ricoverato, al personale sanitario, a chi deve essere riammesso al lavoro. Una mia paziente ha voluto farsi operare di protesi al ginocchio in questi giorni, a mia insaputa, e con mio disappunto il reparto ortopedico ha eseguito l’intervento ; risultato “l’intervento è riuscito” ma la paziente ora ha il covid19. Ci sono gestanti che continuano a  farsi prescrivere dai ginecologi “discutibilmente utili” esami ematici di controllo che le espongono a contagi nei luoghi di prelievo. Una cosa che mi ha colpito è il fatto che spesso in una coppia di coniugi uno dei due venga colpito in modo anche grave e l’altro ne resti totalmente immune, a dispetto della contagiosità del virus.

E’ vero che c’è gente predisposta ad una  totale immunità ? Tra le varie fake news pervenutemi, una sosteneva che gli extracomunitari non si ammalano, sembra non ci siano ricoverati. In realtà gli stranieri sono in stragrande maggioranza giovani e quindi non suscettibili di ricovero, poi temono che essere sorpresi in pubblico con i sintomi possa incidere sul rinnovo del permesso di soggiorno. La motivazione che in gran parte siano stati sottoposti a vaccinazione anti tbc è tutta da dimostrare.

Invece è più interessante e scientificamente accettabile  uno studio condotto dalle Università di Pechino, Shenzhen, Shangai e Wuhan sulla predisposizione a contrarre il covid19 in base all’appartenenza ad un gruppo sanguigno piuttosto che ad un altro. Condotto su 2173 pazienti affetti da covid19 lo studio ha portato alla conclusione che i soggetti appartenenti all’emogruppo A avrebbero un rischio significativamente più alto di contrarre il virus rispetti a quelli appartenenti al gruppo O Rh. Nessuna spiegazione in merito al perché.

Andiamo avanti sperando di trovare presto spiegazioni e risposte.