In un’intervista sul ’68 (e sui sessantottini), la buonanima di Costanzo Preve confrontava due episodi letterari: Mazzarò, il protagonista di “La roba” di Giovanni Verga, che di fronte alla morte incombente distrugge i suoi averi, non accettando che i frutti del suo lavoro gli sopravvivano e siano sfruttati da altri; e il racconto, fatto da José Saramago, di suo nonno, che sapendo di essere giunto alla fine della sua vita, abbracciò gli alberi che aveva piantato: felice di sapere che la vita sarebbe proseguita, dopo di lui e grazie a lui. A dire di Preve, i sessantottini, gli “inquinatori di pozzi”, hanno l’atteggiamento di Mazzarò. Concordiamo.

Abbiamo salutato, su queste stesse pagine, Max von Sydow, il grande attore scomparso il mese scorso. In “Il settimo sigillo”, il suo personaggio: il cavaliere Antonius Block, impegnato nella celeberrima partita a scacchi con la morte, colpisce la scacchiera col mantello per distrarre l’avversario, e permettere a una famiglia di ignari teatranti di allontanarsi. Il tormentato, disperato Block ottiene così che la vita, pur se non la sua, continui. Pochi giorni fa, suo figlio Cedric ha diffuso, per ricordarlo, una bellissima foto: Max regge in braccio un asinello. Il 10 aprile 2019, giorno del suo 90mo compleanno, l’artista svedese aveva assistito alla nascita della bestiola: e la foto (di pochi mesi dopo: l’asino è già cresciutello), lo vede sorridere, felice che la vita continui.

Intanto, molti giovani italiani si dicono infastiditi dalle misure per il coronavirus: non intendono rinunciare alla movida, per salvare dei vecchi che tanto, tra poco, morirebbero comunque. Intanto, i Paesi Bassi profittano dell’emergenza per pratiche eugenetiche. Non è strano, né inumano, che in una emergenza, si dia la priorità alla salvezza dei giovani. Da che mondo è mondo, di fronte a qualsiasi catastrofe, lo si è fatto. Non è spietatezza, ma il solo modo per permettere che l’umanità continui a esistere.

Da qui, al totale disprezzo per “i vecchi”, ne passa.