Al termine della lettura il giudizio sulla nota, taumaturgica e rivelatrice della verità misconosciuta, di Carlo Lottieri “L’autonomia unica salvezza per l’Italia”, presentata sul foglio berlusconiano, non può che essere pessimo per l’inaccettabile e insostenibile tesi proclamata nel titolo. Eppure non siamo affatto riemersi da una crisi straordinaria, epocale, in cui le Regioni hanno fornito una prova zeppa di ombre e di misteri, sommata ed abbinata al comportamento dell’esecutivo, l’inimmaginabile, guidato, tanto per dire, dal noto “conte Tacchia” della Capitanata, che annovera tra le colonne portanti ed illuminanti uomini e donne del peso, dell’assennatezza e della lucidità della Azzolina, ad ogni apparizione sempre più insopportabile, di Bonafede, incredibile a via Arenula, di Spadafora e della responsabile dell’Agricoltura, demagoga ottocentesca della peggiore risma.

Non occorreva davvero Lottieri per stilare la diagnosi sul gravissimo momento, del quale chissà quando conosceremo le cause e soprattutto le responsabilità prima che nazionali internazionali, a tutti note, da nessuno onestamente ammesse e certificate.

Lottieri, fedele alla sua posizione ideologica, professata da anni, bocciata e sconfessata dalla storia, riscopre nell’articolo de “Il Giornale”, nuova e a suo avviso decisiva linfa. Si appoggia ad “un’analista di notevole originalità” come Marcia Christoff Kurapova. Tale “studiosa”, una sorta di apolide, neoliberista sloveno – americana, residente a Vienna, estratta dal “cilindro”. Secondo dati, facilmente reperiti su internet, la suddetta nel culmine di un’offensiva filo-separatista (recte disgregatrice) della stampa angloamericana, da sempre antitaliana, pubblica nel remoto luglio 2012, per l’esattezza il 12, sul quotidiano “Wall Street Journal”, un peana in favore della dissoluzione, della polverizzazione e dell’annientamento sostanziale della Grecia e dell’Italia in piccole città stato. Oggi Lottieri riesuma questo orientamento pseudo storico, vecchio – lo si ripete nettamente – di circa 8 anni, e lo legge alla luce o meglio sotto l’ombra deformante di nozioni storiche elementari e dozzinali del periodo medioevale, da non risolvere certamente con la terapia di un municipalismo allora vero ed oggi, nei nostri anni, irrealistico e autolesionistico.

Lottieri conclude, assumendo a modello la presidentessa della Calabria Jole Santelli, battutasi, a dire del giornalista, per una sollecita ripartenza dell’economia locale, in realtà e sul terreno logico – pratico non una monade ma legata e collegata all’economia nazionale. Il giornalista, lamentando in chiusura che l’Italia sia tuttora “la terra delle mille comunità”, non si avvede di contraddire e involontariamente rifiuta l’assunto sostenuto in maniera portante dalla Christoff Kurapovna circa 8 anni or sono.