Ogni mattina faccio un giro per i soliti siti internet di riferimento e dopo aver letto quello che mi interessa, lo condivido su facebook. A volte mi fermo a questa azione di studio, anche perchè ho sempre qualche libro che mi aspetta per essere letto. Capita però che i servizi letti mi stimolano a “confezionare” qualche intervento da pubblicare poi sui blog dove collaboro.

Oggi mi interesso delle manifestazioni di serie A e di serie B (visto che deve riprendere il campionato di calcio) del 2 giugno, di quelle americane per il caso Floyd e di qualche dichiarazione “sinistra” dei politici italiani. Ci tengo a precisare che scrivo senza tirare la carretta elettorale a nessuno, non ho mai avuto tessere di partito o altro genere.

Partiamo da quest’ultima:”Con la destra al potere non sarebbero bastati i cimiteri”. Lo ha detto Pier Luigi Bersani, ospite in tv dalla Berlinguer, credo che si riferisse ai decessi per virus nelle regioni governate dai cosiddetti “fascioleghisti” (li chiama così il governatore Rossi). Naturalmente Alessandro Sallusti non si lascia sfuggire l’occasione di firmare un editoriale sul Giornale dal titolo «Odio rosso. Altro che unità nazionale. Bersani delira in tv» (5.6.2020).

Eppure Bersani sembrava un politico equilibrato, senza fughe estreme in avanti, forse la sua lunga assenza dalla stanza dei bottoni, gli ha fatto perdere la testa. Alla faccia della concordia invocata da Mattarella, «comunisti si nasce e comunisti si resta […] Non so se in vino veritas, ma Bersani ha gettato la maschera del moderato di buon senso che ama indossare nelle sue apparizioni televisive e lo ha detto con chiarezza: per lui chi non è di sinistra è un assassino, quantomeno un incapace. Si può trattare, collaborare o mediare con gente così?». Giustamente Sallusti, ricorda a Bersani, che la storia del comunismo è piena di cimiteri, con cataste di vittime che superano di gran lunga quelle degli altri boia, assassini di tutte le ideologie del ‘900.

Infine Sallusti risponde al rappresentante di Leu sulla questione gestione pandemia dei governatori del Nord. «Insultare i governatori di centrodestra del Nord che hanno combattuto (e vinto, nonostante l’assenza dello Stato) un’eroica guerra, mettere in dubbio che fuori dalla sinistra non ci sia una classe dirigente capace, sono sintomi di becera faziosità. Con gente così è impossibile qualsiasi dialogo, se ne stiano con i grillini che è proprio vero il detto: Dio li fa e poi li accoppia».

Interviene sulle parole di Bersani la NBQ.it «Fa rabbrividire il silenzio di certa stampa, che ben altra reazione avrebbe avuto se a parti invertite fosse stato un leader del centrodestra a pronunciare quelle parole sui cimiteri.[…] Nessun organo di informazione ha biasimato il linguaggio inopportuno utilizzato dall’esponente di Leu, nessun editorialista ha censurato le sue parole, tanto più in un momento come questo in cui si invoca da più parti una riappacificazione nazionale». (R. Razzanti, Bersani, l’odio ideologico della sinistra, 6.6.2020 LaNuovaBQ.it)

Passiamo alle passerelle in piazza, si è tanto discusso sugli assembramenti, sulle mascherine, sui toni troppo alti degli esponenti dell’opposizione. Marcello Veneziani su La Verità, punta l’attenzione su Mattarella, che prima della sua doppia passerella del 2 giugno, aveva invocato l’unità del Paese, a stare uniti, a sentirci una comunità con un destino unico. L’opposizione la smetta di sbraitare.

Attenzione Mattarella non viene da Marte, ha avuto un percorso politico abbastanza tortuoso, fra l’altro condiviso da molti suoi confratelli, è passato «dalla Democrazia cristiana al Partito popolare italiano, dal Partito popolare italiano alla Margherita, dalla Margherita al Partito democratico, lasciandosi sempre alle spalle un qualcosa destinato a sparire nell’assestamento faticoso della cosiddetta “Seconda Repubblica”. Al termine di questo itinerario, a usuale coronamento di un prolungato soggiorno parlamentare, era stato nominato dal Parlamento giudice costituzionale in quota Partito democratico, per, poi, essere eletto presidente della Repubblica su designazione di Matteo Renzi, allora segretario del Partito democratico». (Franco Carinci, “Il presidente Mattarella invoca “unità morale”: ma ha agito per crearne i presupposti, o per marginalizzare il centrodestra?”, 4.6.2020,sAtlanticoquotidiano)

Quella di Mattarella è stata una mascherata per Veneziani, solo per delegittimare la manifestazione del centro-destra. Fa notare Veneziani che una volta chi sosteneva queste idee forti «veniva guardato con sospetto di fascioreazionario e nazionalpopulista: oggi vengono usate, anzi sbandierate, per salvare il governo Conte, il regime sanitario in vigore e gli assetti di potere vigenti». (M. Veneziani, Il patriottismo dei mascalzoni, 4.6.2020, La Verità).

Sono sempre gli stessi che ci dicono, in questo momento non bisogna guardare al colore politico di chi governa vista l’emergenza sanitaria e ora economica. Lo sostiene “la cupola mediatica”, che va da Mattarella al governo, dai media di stato, ai giornaloni, dai poteri giudiziari a quelli sanitari. Invitano tutti, anche l’opposizione, a stare dalla parte del governo, di stringersi a Conte nel nome dell’Italia e accettare ogni errore, sopruso, demenza, malgoverno, incapacità, sciampismo di governo, per carità di patria. La stessa carità naturalmente non valeva ai tempi dei governi di centro-destra, o ai tempi più recenti di Salvini al Viminale.

Nello stesso tempo però sempre gli stessi fanno il tifo per gli Antifa, il movimento attivista politico militante, di sinistra, antifascista americano. Per quelli che stanno mettendo a ferro e fuoco gli Stati Uniti, con le violenze e i saccheggi dopo l’uccisione di Floyd da parte della polizia. «Perché il principio di unirsi davanti alle calamità vale in Italia e non vale negli Usa? Perché qui c’è va difeso comunque il governo grillocomunista, là va cacciato comunque il presidente in carica. Un popolo viene schiacciato da un regime totalitario a Hong Kong, ma attori, cantanti e pagliacci vari, inclusi i nostrani, insorgono contro la “dittatura” di Trump che chiede di ripristinare l’ordine democratico e la sicurezza delle città.».

Veneziani conclude: «No, farabutti, usate il patriottismo nelle vostre mascherate di carnevale, non usate l’amor patrio come una museruola e un guinzaglio per gli altri. No, mascalzoni, tenetevi il comunitarismo identitario nelle vostre latrine, dove l’avevate chiuso fino a ieri. Perché chi ama l’Italia davvero sa che voi con l’amor patrio e l’appartenenza nazionale non c’entrate nulla».