La versione ufficiale sulla nascita e la diffusione del Coronavirus, è che si sia deflagrato dal mercato del pesce di Wuhan, tuttavia questa tesi è stata successivamente smentita. Che in Cina non siano rispettati neppure i minimi standard igienici e sanitari, e che il popolo con gli occhi a mandorla sia abituato a mangiare cose che a noi ripugnano, è difficilmente negabile. Tuttavia sul Covid-19 ci sono diverse teorie. Una tesi che è fortemente circolata è che in realtà sia una sorta di arma batteriologica che è sfuggita di mano dai laboratori cinesi. Un’altra ipotesi sostiene invece che sia stato un attacco deliberato degli Usa, contro i loro principali competitori economici; un modo per fare la “guerra”, senza uso (per adesso) di forze militari, con lo scopo di colpire le economie rivali.

Certo, a guardare le zone maggiormente colpite finora, qualche legittimo sospetto può venire. A parte la Cina – principale competitor economico – in Europa la nazione più ferita appare l’Italia, e soprattutto il Lombardo- Veneto, ovvero, l’area più produttiva di tutto il Vecchio Continente. Un caso? Non lo sappiamo. Anche perché questa tragedia potrebbe essere appena all’inizio, e quindi occorre vedere come si evolverà.

Teorie cospirazioniste a parte, è evidente che il Coronavirus è un dramma, sia per le evidenti ragioni sanitarie, sia per quelle economiche. E qui abbiamo assistito a uno degli spettacoli più inverecondi da parte della politica e dell’informazione. Quando la tragedia riguardava solo la Cina, l’Occidente accusava il governo dell’Estremo Oriente di ridimensionare la portata della gravità dei fatti, di nascondere la verità, di imbrogliare sui numeri dei contagiati e dei decessi. Ed era vero. Sennonché adesso che il problema riguarda noi, politica e informazione italiane, fanno la stessa cosa.

Nella fase iniziale, il Centrodestra, esortava le istituzioni nazionali e locali “di sinistra”, a prendere le necessarie precauzioni, onde evitare che l’Italia fosse gravemente contagiata. A livello locale, abbiamo assistito a qualcosa di grottesco. Nella mia Regione della Toscana, ad esempio, il Governatore Enrico Rossi ha dichiarato subito che avrebbe lasciato aperto il confine toscano al rientro di migliaia di cinesi, senza provvedere a quarantene precauzionali. Decisione pazzoide, immediatamente criticata dalle opposizioni di Centrodestra che accusavano Rossi d’irresponsabilità. A queste osservazioni, il Governatore Rossi li accusava di “fascioleghismo”, compresi quei medici ed esperti in malattie infettive che si erano uniti al coro cautelare. Nel giro di 24 ore però, Rossi ha invertito la marcia, probabilmente richiamato all’ordine da qualcuno che ha fatto capire al Governatore dell’assurdità della sua decisione e delle possibili ripercussioni elettorali future.

Purtroppo però, come sappiamo, il Coronavirus ha colpito anche il nostro Paese, soprattutto nel nord. Per evitare che il virus si propagasse in modo irreparabile, sono state prese decisioni severissime che hanno paralizzato le zone più produttive dell’Italia. In pochi giorni le conseguenze economiche si sono manifestate, mettendo in ginocchio una nazione che era già in grave difficoltà. A quel punto destra e sinistra si sono “scambiati di ruolo”, con la sinistra che cambiando radicalmente idea si apprestava a estendere a tutta la nazione provvedimenti d’emergenza chiudendo gli spazi pubblici e limitavano la circolazione delle persone, e la destra che resosi conto delle conseguenze economiche, ha cominciato ha gridare contro, e a invocare di riaprire tutto.

Adesso ci troviamo, come si suol dire, tra l’incudine e il martello: o restiamo aperti esponendoci al dilagare del virus, o chiudiamo tutto rischiando di fallire economicamente. Gli stessi che gridavano al contagio della “peste”, adesso ridimensionano, negando l’evidenza. Infatti, se ragioniamo da un punto di vista statistico, è ridicolo continuare a paragonare il Covid-19 a una banale influenza, sia per un maggior numero mondiale di decessi, sia per l’alto tasso di persone che pur giovani e in salute, finiscono in terapia intensiva, rischiando di saturare il sistema sanitario nazionale che non può supportare simili numeri.

L’Occidente capitalista pare spaventato più dalla miseria che dalla morte e dal giudizio divino. Di fronte all’emergenza Coronavirus, si sta anche assistendo alla contrapposizione tra due opposti atteggiamenti paradossali: da una parte il panico paranoide di chi corre a svuotare i supermercati e si procurano mascherine e Amuchina che non servono assolutamente a nulla; e dall’altra, chi sottovaluta la gravità del problema.

Tra l’attacco di panico e la cinica indifferenza, ci dovrebbe essere un ragionevole equilibrio. Chi emotivamente è atterrito dall’idea della malattia e della morte testimonia la crisi “morale” di un Occidente, “satollo”, che ha rimosso dall’esistenza l’idea della sofferenza e della morte, perché disabituata ai grandi lutti che in passato erano provocati dalle guerre europee, e ha sradicato l’idea della fede e della promessa della vita eterna.

Ma a  prescindere da queste considerazioni, resta una verità incontrovertibile: il vero “untore”, è la globalizzazione, perché se consideri le frontiere “nulle”, o “relative”, e permetti la libera circolazione di merci e persone; se ti prendi la libertà di delocalizzare danneggiando i lavoratori nazionali, o usi gli immigrati come “manodopera a basso costo”; se in sintesi, indichi l’orizzonte globale come un’evoluzione irreversibile del progresso umano e consideri la dimensione nazionale come un “limite” e un retaggio di un passato arcaico, non puoi lamentarti se anche le malattie e le crisi economiche assumano estensioni globali. E assume un significato simbolico e quasi apocalittico, che questo virus sia nato nel cuore del mondialismo: quella Cina dittatoriale dove il peggio del capitalismo autoritario si mescola al peggio del totalitarismo comunista.