Alleluja! Finalmente una scelta di campo chiara, dopo tanti equivoci, tante interpretazioni ambivalenti, tante valutazioni discutibili, da parte di Mieli. A differenza di Galli della Loggia, per il quale il passato e oscuro e principalmente privo di responsabilità esplicite, salvo il trito e stucchevole richiamo “al manganello e all’olio di ricino”, Mieli nel suo editoriale “Il ritorno di due poli”, compie, con malcelato favore, una scelta di campo inequivocabile a favore del governo giallorosso, che “in centoventi giorno” ha “avviato la costruzione di un nuovo edificio politico”.  Dopo quello che è accaduto – si compiace di nuovo – “in futuro il Movimento Cinque Stelle avrà un unico forno, quello sinistra, in cui far cuocere il suo pane”, come se l’esperienza con Salvini avesse avuto una sua logica e non fosse stato un macroscopico errore del “capitano”, riciclatosi senza subire i dovuti e meritati rimproveri.

Non poteva mancare, una volta acquisita la logica dell’asservimento a sinistra, la lode inutile ed enfatica a Montalbano junior, politico i cui limiti appaiono tangibili alla guida della Regione Lazio, conquistata dopo il miliardesimo errore di Berlusconi, “riuscito ad imbrigliare lo scalpitante interlocutore”. Assicura e rassicura poi che “gli episodi di litigiosità lungo il confine che divide il centrosinistra [composto da quali partiti?] dai Cinque Stelle, grosso modo uno al giorno, con l’andare del tempo appaiono più artificiali che reali”.

Si tratta di “baruffe di contorno”, di fronte alle quali l’opposizione, disarticolata e confusa tra le presunte e pretese metamorfosi della Lega, il disfacimento sempre più evidente di Forza Italia, e i macroscopici errori compiuti nella selezione del personale da parte del minestrone meloniano, non riesce a ritrovare o meglio a trovare compattezza ed omogeneità. La prova ultima di questa disorganicità è recata dalle dichiarazioni, fatte con la solita vuota saccenteria, da tal Giorgetti, profeta di auloesionistiche strategie, recte inciuci con Renzi, arrivato a riprovare la “politica molto aggressiva” della Meloni anche nei confronti dei berlusconiani. Sfodera quindi una solenne bugia natalizia nel momento in cui proclama il rispetto della Lega verso FI.

Abbiano bene a mente Giorgetti e la stessa Meloni, che il partito più forte sulla scena con il 42,3% è costituito dagli astenuti, checchè ne dica l’autocrate Berlusconi tutt’altro che potenziali elettori del suo declinante raggruppamento. Esso è destinato a crescere, come dimostrano inequivocabili sintomi, se sul versante dell’opposizione non si rifiuteranno e bocceranno i camaleontismi, i trasformismi ed i riciclaggi.