Per gli italiani e gli occidentali le Maldive sono solo un paradiso vacanziero. Isolette sabbiose e mare meraviglioso. Barriere coralline e tranquillità. Un eden costoso ma confortevole. Tutto vero. In apparenza.

Archiviati i depliants turistici rimane però la realtà. Questo filo di perle appeso alla linea dell’Equatore è da tempo sconvolto da una guerra clanica sostenuta (a fasi alterne) dalle potenze regionali e fomentata dal massimalismo islamico. Una lotta di potere che vede confrontate India e Cina e poi la galassia musulmana.

Insomma le  isolette dei nostri sogni fanno gola a molti. Lo ricorda anche l’ex presidente delle Maldive che accusa la Cina di “sequestro di terre”. Mohamed Nasheed, 50 anni, leader del Maldivian Democratic Party (Mdp) e costretto all’esilio a Londra nel 2012 da un colpo di Stato appoggiato dai radicali islamici, ha denunciato la strategia cinese di affitto dei terreni dell’arcipelago e affermato che le mire espansionistiche di Pechino “minacciano la sovranità nazionale”.

Nasheed riporta che le aziende cinesi hanno già preso in affitto almeno 16 isolotti dell’arcipelago situato nell’Oceano indiano, composto da 1192 isole coralline. Le Maldive si trovano sulla rotta della “Nuova Via della Seta” lanciata da Pechino, che sta costruendo porti e infrastrutture sui terreni noleggiati. “Questo è colonialismo – ha detto l’ex presidente – e non dobbiamo consentirlo. Vogliamo che altri Paesi (della regione) si uniscano a noi e parlino la stessa lingua (contro l’espansione cinese). Non siamo contro alcun Paese, e nemmeno contro gli investimenti diretti esteri, ma siamo contro la cessione della nostra sovranità”. Poi ha anche messo in guardia dall’avanzata dell’estremismo islamico, che nell’arcipelago starebbe creando “uno Stato parallelo”.

Gli indiani ringraziano e appoggiano. A preoccupare New Delhi non vi sono solo i cinesi ma, soprattutto,  gli islamici. Nasheed afferma che almeno 300 cittadini si sono uniti alle file dello Stato islamico in Siria e Iraq e ora stanno ritornano negli atolli. Secondo lui, “posti chiave del governo sono infiltrati dai salafiti ”. Poi ha aggiunto: “Non è un’esagerazione sostenere che esiste uno Stato parallelo nelle Maldive. Uno Stato dentro lo Stato. Una rete di radicali islamici si è infiltrata in istituzioni strategiche, governo e bande di strada”. Non esistono paradisi in terra e, nemmeno, sugli oceani.