Sfila la Folgore alla parata del 2 giugno ma il Presidente della Repubblica e la Presidente della Camera, prima e terza carica dello Stato, restano impassibili.
A differenza delle altre autorità presenti sul palco non applaudono e non muovono un muscolo.
Anzi per la verità la Boldrini qualcosa fa: una smorfia di fastidio o di disgusto, mancando platealmente di rispetto agli eredi degli eroi di El Alamein.
Allora mancò la fortuna, non il valore. Stavolta è mancato anche il rispetto, proprio da parte di quello stato (minuscolo) che i Parà continuano a servire in silenzio con lo stesso valore di allora.
In fondo c’è poco da meravigliarsi: dalla più mediocre e inconcludente classe politica del dopoguerra non ci si possono certo aspettare voli pindarici.
Per di più l’insofferenza (che poi è in realtà una forma di incompetenza mista ad ignoranza) verso le cose militari di certi politicanti è nota ed evidente, basta pensare al ridicolo manifesto dal quale sono stati accuratamente eliminate le Forze Armate a favore di improbabili sindaci in marcia.
D’altra parte i governicchi degli ultimi hanno cercato di sterilizzare sempre di più gli aspetti di celebrazione militare del 2 giugno a favore di un confuso miscuglio politicamente corretto in nome di una non meglio identificata “sobrietà”e del contenimento dei costi.
Come se il problema di un paese con il debito pubblico fuori controllo, in preda a sprechi, ruberie e sperperi di ogni genere (che spesso vedono in prima fila politici buonisti, democratici e progressisti) fosse il costo per l’unica celebrazione nazionale degna di questo nome (il solo budget annuale del Quirinale è circa 230 volte di più).
Così sfrattati i carri armati, i blindati, i mezzi pesanti, le artiglierie, ridotti all’osso i reparti dello sfilamento, la rivista si è riempita di sindaci, vigili urbani, ragazzi del servizio civile, gonfaloni regionali, enti assortiti e varia umanità allo scopo di esorcizzare e neutralizzare il pericoloso spirito nazionalista che baschi e stellette evocano per definizione (buonista).
Come ha dichiarato dopo la sfilata la presidente della Camera in una delle sue solite bizzarre e confuse esternazioni “il nazionalismo esclude, la patria include e tende la mano!”; ovviamente riferendosi ad un concetto di patria (minuscolo) noto solo lei.
Se, come pare, si avvicinano le elezioni presto queste esibizioni dialettiche finiranno (ma sarà sempre troppo tardi).
Nella cosiddetta seconda Repubblica la poltrona di Presidente della Camera deve essere stregata, visto che è sempre stata occupata o da personaggi improbabili e inadeguati, come la Pivetti o la stessa Boldrini, o da politici di lungo corso che, lasciato lo scranno di Montecitorio, hanno visto finire malamente o quanto meno ridimensionare la propria carriera politica come Violante, Bertinotti e Casini, per non parlare della miserabile fine del predecessore della Boldrini.
Possiamo solo augurarci che la tradizione venga rispettata anche questa volta.