La sindaca socialista di Parigi Anne Hidalgo ha deciso di conferire a Carola Rackete e alla sua compagna di scorribande Pia Kemp la più alta onorificenza del Municipio di Parigi, la Medaille Grand Vermeil, e di donare 100.000 euro alla ONG Sos Mediterranèe. In un retorico ed involontariamente umoristico comunicato ufficiale la sindaca della capitale francese ci racconta che il riconoscimento viene conferito “per aver salvato migranti in mare” e che le due moderne Anne Bonnie e Mary Reid sarebbero “portatrici di valori europei ai quali il Comune di Parigi chiede ancora una volta al nostro continente di rimanere fedele” rammaricandosi che le due ragazze siano “ancora perseguite dalla giustizia italiana”, un’allusione che ricorda molto da vicino il linguaggio che veniva utilizzato in Francia per difendere l’assassino pluricondannato Cesare Battisti dipinto come la vittima di un sistema giudiziario iniquo ed autoritario. Più o meno quello che i presunti cugini dicono oggi del Governo Italiano il cui comportamento nel caso Sea Watch, secondo la portavoce governativa Sibeth Ndiyaye, “non è accettabile” e non è stato “all’altezza del compito”.


Curiosa coincidenza, con i galletti d’oltralpe sempre pronti a salire in cattedra e puntare il ditino accusatore contro i miserabili macaronì italiani.
Peccato che la realtà dei fatti sia un po’ diversa da quella immaginata dalla sindaca socialista e dalla portavoce del governo francese.
La stessa Carola Rackete, in un’intervista al Nouvel Observateur, ha raccontato: “Avevamo contattato il porto di Marsiglia per sapere se potevamo attraccare. La richiesta è stata inoltrata al prefetto, fino al Presidente della Repubblica, mi è stato detto. Ma nessuna risposta è mai arrivata”. Versione già diffusa, nel tombale silenzio dei media italiani, dal Ministero degli Interni secondo il quale in due email ricevute al Viminale il 24 giugno alle 19,07 e il giorno successivo alle 22,57, la capitana scriveva rispettivamente: “ho inviato numerose richieste di POS a Malta e alla Francia e ho provato a coinvolgere gli Stati di bandiera nel coordinamento del POS. Finora nessun risultato” e “Le nostre richieste di POS inoltrate a Malta sono state declinate, quelle inviate alla Francia rimaste senza risposta”.


Ma come? Dove sono finite “la solidarietà e l’impegno per il rispetto dei diritti umani” di cui blatera con tanto ardore la sindaca di Parigi?
Domanda che potremmo girare all’attivista italiana Francesca Peirotti, che nel novembre del 2016 venne fermata a Mentone mentre cercava di far entrare in Francia, nascosti nel suo furgone, una coppia di eritrei con un bambino di 6 mesi e altre tre ragazze e due ragazzi africani appena respinti in Italia dalla polizia francese.
Processata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è stata condannata ad una multa di 1.000 euro in primo grado e a 6 mesi di carcere, con sospensione della pena, e 5 anni di interdizione dalla regione delle Alpi Marittime, in appello (a quanto pare in Francia, a differenza che ad Agrigento, esistono ancora giudici decisi a far rispettare la legge).


Inutile dire che nessuno degli autorevoli esponenti del PD (e dintorni) tanto ansiosi di “salvare vite” (secondo loro) facendosi un giro in barca a favore di telecamere, con speronamento di motovedetta incluso nel programma, ha mai speso mezza parola per denunciare il caso di Francesca Peirotti o la situazione del confine italo francese, sigillato e militarizzato da Macron anche in violazione delle leggi europee, né si è mai sognato di fare un giro verso Mentone o in Val Roja su un furgone carico di immigrati clandestini diretti in Francia.


D’altra il PD pullula di decorati della Legion d’Honneur, decorazione istituita da Napoleone Bonaparte per ricompensare chi rende importanti servigi alla Francia, e sarebbe assai strano vedere gente abituata a servire con tanto zelo la Francia andarle contro in nome dell’interesse nazionale italiano o anche del “rispetto dei diritti umani”. L’elenco dei decorati piddini è sorprendente per quantità e tipologia: Franco Bassanini, Massimo D’Alema, Piero Fassino, Dario Franceschini, Sandro Gozi, Enrico Letta, addirittura Giovanna Melandri, Roberta Pinotti, Giuliano Pisapia, Romano Prodi, Beppe Sala, Walter Veltroni ai quali vanno aggiunti Emma Bonino e Carlo De Benedetti.
Impossibile, quindi, meravigliarsi per il ruolo di zerbini della Republique che la congrega di cui sopra vorrebbe appiopparci, ovviamente in nome degli ideali “europei”.


Post Scriptum: A quanto pare la Procura di Agrigento ha deciso di impugnare in Cassazione l’ordinanza di scarcerazione di Carola Rackete.
Tra qualche settimana sapremo quindi, sia pure in ritardo, se si tratta di un provvedimento “ineccepibile”, “impeccabile”, “esemplare”, come sostiene strumentalmente la congrega buonista, o di un obbrobrio giuridico, come sostiene chi è in grado di leggere il provvedimento senza le lenti deformanti del pregiudizio e della faziosità.