Paradutista, veterano delle missioni più dure, comandante delle operazioni speciali, in servizio fino al 2016, il generale Marco Bertolini teme che un attacco Usa in Siria potrebbe allargare il conflitto fino al rischio di una guerra con i russi.

L’attacco alleato in Siria sembra imminente. Cosa può accadere?

«Spero che non ci sia alcuna rappresaglia perché sarebbe un’azione sciagurata per tutti noi. E il conflitto potrebbe allargarsi. La Siria è al centro di una situazione critica. Il Libano sarebbe il primo Paese a pagare le conseguenze di un intervento per la forte presenza di Hezbollah alleato di ferro di Assad. Se il Libano scoppia rischiano anche i nostri 1.100 uomini dispiegati come caschi blu».

I russi staranno a guardare?

«In Siria la Russia sta tutelando anche i suoi interessi geo strategici come la base navale di Tartus, lo sbocco sul Mediterraneo. I russi non staranno a guardare. Forse non reagiranno in maniera massiccia subito, ma dobbiamo aspettarci una risposta a stretto giro di posta».

C’è il rischio di una terza guerra mondiale?

«Fin dai tempi della guerra fredda esiste un tacito accordo per il quale russi e americani non si scontrano mai direttamente, come stava per capitare con la crisi dei missili a Cuba. Se i due attori principali, russi e americani cominciano a lanciare e abbattere missili le conseguenze sono imprevedibili. Si rischia di venire trascinati in un tunnel estremamente pericoloso».

Israele potrebbe partecipare agli attacchi?

«Israele partecipa agli attacchi sulla Siria da sempre. L’ultima volta lo ha fatto pochi giorni fa bombardando una base dove c’erano ufficiali iraniani. Il premier Netanyahu si considera in guerra sia con la Siria che con l’Iran. Gli israeliani stanno operando a ridosso delle alture del Golan per creare un’area cuscinetto, dove stazionano i ribelli siriani anche i più estremisti».

Cosa pensa dell’apparente attacco con armi chimiche a Douma?

«L’utilizzo dei gas mi sembra senza senso perché i siriani stavano già vincendo a man bassa. Da tempo si sentiva parlare di azioni per fabbricare una specie di casus belli contro Damasco. Non credo che Assad sia un dittatoraccio a tutti i costi, che massacra il suo popolo senza nessuna motivazione militare. E per di più con il rischio di farsi bombardare per avere superato la linea rossa».

L’Italia resterà fuori da questa escalation?

«Nello scenario peggiore dello scontro fra russi e americani, che implicasse l’intervento della Nato noi ne facciano parte. Anche se lo scontro fosse a livello inferiore di fatto rappresentiamo le retrovie delle forze Usa, con le basi come Aviano, Camp Derby e Sigonella. In teoria le chiavi del portone (per qualsiasi azione militare che partisse da queste basi ndr) le abbiamo noi. Ma rifiutarne l’utilizzo all’alleato storico sarebbe politicamente molto difficile».

 

 

Fausto Biloslavo, Il Giornale 13 aprile 2018