Si è già detto della post-verità e di come essa sia in realtà un termine che trae in inganno: si deve parlare piuttosto di un nuovo peso dato alla verosimiglianza, superficiale e decontestualizzata. Ma il danno non è semplicemente quello all’intelligenza.

 

La verità infatti è la difesa concettuale, l’unica in molti casi, del debole contro il forte. Intesa come realtà oggettiva e inconfutabile, non conosce timore della superbia. Non muta davanti alla vittoria o alla sconfitta. La verosimiglianza, invece, è un prodotto dalle circostanze, composto da elementi più leggeri e deboli, come l’opinione o la convenienza, che il potere, la forza, può dirigere e orientare a proprio favore e secondo il proprio interesse.

 

Lo vediamo quotidianamente nel successo di certe campagne marketing aggressive che nascono proprio attorno alla manipolazione della percezione della realtà: anzi, potremmo dire che proprio manipolare la percezione della realtà sia la finalità esplicita di buona parte del marketing contemporaneo. E qualsiasi forma autoritaria o totalitaria oggi non può che cominciare la propria ascesa dal controllo dell’informazione, molto più utile e facile da pilotare (verso la verosimiglianza) che da censurare. Il successo della verosimiglianza convive quindi con questa continua manipolazione della percezione: i due fenomeni (marketing e verosimiglianza) sono distinti, ma si influenzano strettamente. E hanno in certa parte senz’altro la finalità di sconfiggere la verità. Sovvertendo un ordine concettuale durato secoli.

 

Proprio la verità infatti è l’elemento comune a due delle più profonde rivoluzioni del pensiero nella storia dell’umanità: il cristianesimo e il metodo scientifico. Il cristianesimo nasce sull’evento, dal dirompente significato politico, della ingiusta condanna a morte del figlio di Dio. Una condanna decretata democraticamente dal popolo ed eseguita legalmente da chi amministrava giustizia: eppure Cristo era innocente, nessuna colpa giustificava la sua condanna. Questo semplice messaggio è ancora più chiaro se spiegato così: non sempre la ragione è dei più forti. La forza non giustifica, la verità lo fa. Esisterà un tribunale, aggiunge la dottrina cristiana, che non è di questo mondo e dove sarà fatta giustizia sulla base della verità, dove i deboli otterranno ragione di ciò che la forza, non la verità, gli sottrasse.

 

E quello stesso pensiero scientifico, che ha finito nell’età dei lumi per assassinare certo spirito religioso, è in questo senso erede diretto di quella forma mentale cristiana e classica: la necessità di indagare la natura per quel che é, non per quello che appare. Possiamo vedere con evidenza il Sole muoversi attorno a noi: eppure, siamo noi a muoverci attorno a lui. L’evidenza è nella maggior parte dei casi se non un inganno, almeno l’esito di una prospettiva parziale, insufficiente o semplicemente sbagliata. Vedere può non essere abbastanza, occorre fermarsi, riflettere, sperimentare nuove prospettive. Questo atteggiamento è stato con i secoli frainteso anche strumentalmente per arrivare a dire: l’atteggiamento scettico, critico, scientifico ci insegna che non esiste una verità finale. Ogni cosa che ci appare definita in realtà non è così ed esistono molti altri modi di vederla. Ma questa è solo una conclusione volutamente superficiale: è vero infatti proprio il contrario. La comprensione della finitezza della propria prospettiva, la consapevolezza dei limiti della nostra mente, hanno un senso solamente al cospetto di una verità universale: la nostra prospettiva e la nostra mente sono limitate rispetto a quella verità, forse irraggiungibile. Tuttavia, una verità esiste e le sue sottostanti declinazioni che con i nostri limitati mezzi “afferriamo” non sono “opinioni diverse”, ma verità o errori.

 

L’indagine della scienza, come il messaggio cristiano di cui sopra, non dicono: non esiste una verità definitiva. Dicono invece l’opposto: esiste una verità talmente forte che supera l’evidenza e l’apparenza ed è necessario utilizzare tutto l’armamentario umano per provare ad avvicinarla, a scoprirla dietro la semplice apparenza, dietro la verosimiglianza. Se oggi, e non da oggi, questo semplice ed evidente concetto è in crisi, è perché incompatibile con il mondo che qualcuno desidererebbe costruire: come gestire, infatti, certi equilibri e certi interessi in una realtà nella quale la verità è solo una?