Politici in astinenza da tubo catodico, santoni televisivi scrupolosamente orientati, anziani rappresentanti di varie associazioni partigiane sono concordi. Il fascismo è alle porte, il nostro paese corre verso una deriva autoritaria. La colpa di tutto, secondo loro, sta nel permissivismo che, da sempre, vige in Italia. Dove si commercializzano – per la verità con grosso successo – orpelli illiberali come busti del Duce, portachiavi con l’effige di Mussolini o, peggio ancora, fasci littori in gesso, dischi e cassette con i discorsi di chi fu il capo del governo per oltre vent’anni.

Fermissima la reazione democratica: in parecchi comuni d’Italia sta nascendo il vezzo – in alcuni addirittura è passata la delibera – dell’obbligo per i cittadini a rendere al podestà, pardon al sindaco, un’autocertificazione dei propri purissimi ed adamantini sentimenti antifascisti (anche se a Milano, il sindaco Sala, nota vestale della libertà, ha già accusato una sonora trombatura in Consiglio Comunale). Ma il pensiero a senso unico, in Italia, non è una grande novità. Anni fa, il celebratissimo Sandro Pertini, citando a sproposito Voltaire, soggetto ben più illustre di lui, disse che sarebbe stato disposto a difendere sino alla morte il diritto di esprimere qualunque pensiero politico, eccetto quello fascista! Creando così un nuovo modello di coerenza… incoerente!
Nessuno però, tra questi gran sacerdoti del libero pensiero, crediamo abbia letto qualche passo di Giordano Bruno, che di libertà se ne intendeva. Tantomeno si sarà mai chiesto per quale motivo decine di migliaia di persone, per tutto l’anno ed in qualunque giorno dell’anno, si recano a Predappio sulla tomba di Mussolini. Dichiarare che il fascismo fu un episodio negativo, ovviamente, è lecito per chiunque. Obbligare a pensarla tutti nello stesso modo, cioè come a lorsignori piace, è da imbecilli.

Tutto si può imbrigliare nella vita, qualunque libertà può essere compressa, ed i migliori a farlo sono proprio coloro i quali, di libertà, si riempono la bocca da mane a sera. Ma ciò che non si può imbrigliare è il pensiero. Nemmeno il loro sodale Stalin, coi gulag, ci riuscì. Se in Italia ci sono delle persone che hanno stima di Mussolini e del fascismo, sarà pure affar loro? Per quale motivo questo Stato etico d’acatto (che si dichiara non etico) vuole portare i cervelli all’ammasso? La verità è che in oltre settant’anni non sono stati capaci di togliere dal cuore di molti italiani la figura di Mussolini, di distruggere il mito delle sue riforme sociali, delle grandi opere pubbliche, della scuola della riforma Gentile.
Gli italiani, da sempre, la pensano come a loro aggrada, fascisti o antifascisti che siano. Ciò che è veramente illiberale sono i loro desiderata, cioè la robotizzazione dei cervelli. Ma, come diceva Giovannino Guareschi, “no pasaran”.
In Italia, gli ammiratori di Mussolini, ci sono eccome. E ci sono da sempre. E da sempre non hanno alcuna intenzione di restaurare, ma hanno quella di non rinnegare. Un concetto di Augusto De Marsanich, fondatore dell’MSI, un pensiero certamente troppo elevato per questi menestrelli del pensiero unico.
Anche con le delibere comunali, provviste di ceralacca burocratica, la patente di antifascista finirà nel ridicolo, come nel ridicolo finì la patente di jettatore di Pirandello, premio Nobel per la letteratura e notoriamente fascista.
Non siamo disposti a sottoscrivere alcuna ipoteca sul pensiero fascista, come non lo saremmo se ci chiedessero una dichiarazione di anticomunismo, di antianarchismo, di antidemocraticità, eccetera. Casomai siamo disposti a lasciar liberi questi illustri pensatori di sottoscrivere una dichiarazione di non cretineria. Perdonandoli per la loro dichiarazione mendace!