Vi sono lavori (pochissimi) che scuotono menti e cuori, altri (i più) annoiano o infastidiscono. Ma, talvolta, vi sono libri che (forse) anticipano un’opera più matura e completa. Una sorta d’anticipazione, di prologo, di bozza. Un tavolo di lavoro provvisorio baluginante di colori ma ancora confuso, un laboratorio alchemico in cui si intrecciano intuizioni innovative a vecchie ripetizioni, richiami datati a pensieri profondi.

È il caso di “Patria” di Fabio Granata. L’autore è un personaggio di letture profonde e raffinate, un’intelligenza aperta e forte. Un politico (rara avis) coraggioso e pulito. Lo sappiamo e lo apprezziamo, ma una parte del suo libro non ci ha convinto.

Andiamo per ordine. Granata ha sottotitolato il suo lavoro “idee oltre il ‘900”. Un richiamo forte che però non ritroviamo nelle pagine e nei capitoli. Al netto della bella scrittura (inficiata però da troppe citazioni che oscurano un pensiero limpido), l’impianto teorico del saggio affonda proprio nel Novecento e, per la precisione, in quell’”ideologia italiana” che dal pessimo Mazzini all’ottimo Vilfredo Pareto, poi da Bottai, Ricci e (in parte) Gramsci e, strada facendo, a Niccolai ed Accame ha permeato il movimentismo tricolore di destra e sinistra. Idee un tempo interessanti e intriganti ma, a nostro avviso, ormai datate, vecchie, superate. Obsolete.

Pensare di affrontare “l’età del caos” globale e la forza terribile della rivoluzione tecnologica oggi in atto nel segno di un improbabile “”primato italiano” è illusione. Immaginare di costruire un progetto alternativo all’avvento della devastante “neo democrazia totalitaria” con le armi spuntate dei vecchissimi maestri o riprendendo per strada qualche suggestione di Tronti, Marramao o Cacciari è un miraggio. Per affrontare la terribile sfida al nihilismo serve ben altro. Servono idee e analisi fresche e originali. Potenti e nuove. Come ricordava Junger “dagli dei scomparsi non giunge salvezza”.

Ben più interessante è l’altro piano di lettura. Granata pone, giustamente, l’acccento sulla Bellezza come antidoto ad una modernità malata. L’autore fissa nella difesa del paesaggio, della natura, dell’alimentazione un punto fermo e lo coniuga con il “modello italiano” di sviluppo, le nostre piccole, medie e grandi eccellenze, lontane dalla politica ma immerse nel mondo vero, autentico. Una riflessione importante che ci ricorda che vi è una Patria che, nonostante tutto e tutti, funziona e corre. Con molta fatica e tanta dignità.

Altrettanto stimolanti sono i passaggi sulla polis, la città europea, come officina di partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica, e sull’agorà come centro dinamico della comunità politica. Da orgoglioso figlio della Magna Grecia, terra di contaminazioni e stratificazioni, lo scrittore ricerca — ed è il punto centrale del libro — una via innovativa e razionale al problema delle migrazioni. Per Granata si tratta di un processo complesso con cui lo Stato, nella sua piena dimensione politica, deve costruire un “patriottismo di Civiltà” laico che escluda in partenza il multiculturalismo (un modello ovunque fallimentare) e il “buonismo ipocrita e spesso affaristico e i proclami inutili di muri e barriere”. A queste condizioni si può prevedere un’integrazione possibile, preludio della cittadinanza, attraverso l‘accettazione rigorosa del codice di regole della comunità: “chiunque voglia diventare cittadino italiano deve scegliere la cittadinanza rispetto alle gentes”.

Su queste coordinate, non ottimistiche ma realiste, attendiamo con fiducia l’elaborazione e il compimento del pensiero di Fabio Granata.

 

Fabio Granata

PATRIA

Idee oltre il ‘900

Eclettica edizioni, Massa 2017

Ppgg. 148, euro 15,00