“Per la contradizion che non lo consente”: un partito autocraticamente fondato e diretto, egemone, assorbente e soffocante, non poteva contemporaneamente dirsi e spacciarsi come liberale con gli inevitabili esiti deludenti, se non fallimentari presenti a tutti. E questa strada si intende ripercorrere, in quadro ancora peggiorato, per gli errori macroscopici commessi ancora da Berlusconi, con la balzana idea di un partito repubblicano, modello americano, sintesi dello schieramento antisinistra. L’argomento è stato affrontato su destra.it da Bozzi Sentieri con un’analisi da condividere globalmente.

La Lega e FdI si sono sacrosantemente dissociati e Berlusconi dovrebbe riflettere sull’esito delle elezioni inglesi, che mette in serie difficoltà il tradizionale bipartitismo, bella copia del casareccio bipolarismo.

Il liberalismo – a volere essere espliciti – è una dottrina, spesso opinabile, soprattutto sul piano economica, non contemplata nei programmi delle scuole frequentate l’altro ieri da Berlusconi e ieri (forse oggi?) da Renzi. Prevede e richiede nella gestione dei partiti elezioni serie e non cesaristiche, designazioni dal basso e non dall’alto, decisioni collegiali, candidature condivise e non imposte, uomini e donne liberi e padroni del loro pensiero, non yes – men e amazzoni fanatiche.

Sinteticamente Panebianco parla di un caudillo, “solo a metà strada per quanto riguarda le istituzioni. Se riuscirà a portare a termine l’impresa, si porrà un nuovo problema per l’Italia: la necessità di una minoranza che si faccia sentire e possa puntare il dito sulla ripresa economica (che non c’è)”. Ora il risultato dell’approvazione dell’Italicum, ottenuto – senza alcuna riflessione, che doveva essere scandalizzata – con il 54,31% dei deputati, pare aver acquisito una rilevanza quasi catartica. Sembra quasi che con le norme saranno assicurate la resurrezione dei defunti e la chiusura degli ospedali per mancanza di degenti, sarà possibile l’azzeramento dei deficit statali, regionali, comunali e degli enti pubblici e saranno garantiti, come già avviene, incendi solo fortuiti (vedi Fiumicino) e cortei pacifici (vedi Milano) e la costruzione di edifici scolastici invidiati nel mondo. Giustamente l’editorialista rileva che “il rischio più grave che corre l’Italia in questa fase storica è di avere, al tempo stesso, un governo che si irrobustisce [diventando un’armata Brancaleone] ed un’opposizione che diventa sempre più debole, che si riduce a una confusa congrega di individui politicamente impotenti, agitatissimi e fastidiosamente urlanti proprio perché politicamente impotenti”. Indirettamente e del tutto involontariamente Panebianco offre un’arma efficace e motivata a quanti sostengono vedere nella riorganizzazione della destra l’unica via possibile per un’ opposizione seria, puntuale e alternativa al confuso minestrone, che supporta e guida il “ragazzotto”.

La definizione di “ragazzotto” è usata da Ostellino in una nota del quotidiano della famiglia Berlusconi, sempre prodigo di considerazioni ironiche, saccenti e spocchiose nei riguardi, a sinistra, osano critica l’indiscutibile e l’inappuntabile dioscuro del cavaliere. Ostellino nota che “non si vive, e tanto meno di progredisce, di sole speranze e illusioni e meno ancora un consenso fondato sulle une e sulle altre è un fattore di cambiamento”. Chi sarà il destinatario di queste parole?

Di grande significato morale è invece l’articolo di Stenio Solinas, l’unica voce di destra, rimasta ne “Il Giornale”, dopo l’allontanamento di Veneziani. E’ intitolato : “Cristiani discriminati. Il suicidio culturale d’Oltralpe. La Francia che toglie le croci taglia anche le sue radici. Perseguitare per legge la tradizione religiosa è peggio di un delitto: dietro presepi e alle statue sacre c’è una fede in un destino comune”. Possiamo concedere che l’Italia sia in una situazione migliore, anche se i sintomi di una deriva non mancano con il dilagante laicismo, con un classismo anacronistico, il nichilismo di certa sinistra ed il terzamondismo di determinate aree cattoliche. E’ da assumere a modello questa affermazione di Solinas: “In Francia , come altrove, del resto, il processo di sgretolamento è inizialmente apparso come ‘ulteriore definitiva vittoria dei diritti sui doveri, fino a raggiungere la stupefacente realtà della politica contemporanea in cui non esiste più una nazione a cui dover render conto, ma dei clienti – elettori a cui dare qualcosa in cambio de voto. L’aziendalismo politico attuale è la maschera con cui l’economia esercita il suo dominio facendo finta che ci siano ancora presidenti, capi di governo, deputati, senatori”.

Ben sappiamo che l’Italia attraversa, e non solo con l’esecutivo in carica, che l’ha rinforzata, ma anche con il governo Monti, una stagione del genere.