Non mi capita praticamente mai di essere d’accordo con Massimo Gramellini e i suoi quotidiani pistolotti, nutriti di quel “buonsenso” antico che ci diletta nelle più terribili decadenze, quando la figura del laudator temporis acti assume valenze di (quasi) genialità.
        Eppure, nella sua rubrica quotidiana “Il Caffè”, sulla prima pagina del “Corriere della Sera”, il divo Massimo conclude il suo elzeviro, eloquentemente intitolato “La ruspa e la brioche“, con un attacco a Macron, così formulato: “Se proprio desidera salvarci dai Salvini, convinca la classe dirigente europea a cambiare le politiche economiche che hanno contribuito a impoverire e spaventare quel ceto piccolo-borghese la cui crisi è all’origine di tutte le svolte reazionarie della storia, questa compresa“.
       Per una volta, condivido. E’ un bel monito. Dissento solo su quel “reazionarie”, aggettivo che personalmente sostituirei con “rivoluzionarie”. Ma, visto che Louis Antoine Léon de Richebourg de Saint-Just fu un notissimo aristocratico e giacobino, accordiamoci sull’aggettivazione e promuoviamo le relative dinamiche… Tutto acquisterà un delizioso senso.