Il 9 maggio 1945 terminò, con l’atto di resa incondizionata sottoscritto per conto dell’Ammiraglio Doentiz, capo del governo dopo il suicidio di Hitler, dai generali Jodl con gli angloamericani e Keitel con i russi, la seconda guerra mondiale.

Una guerra che apparentemente era stata combattuta tra il nazionalsocialismo ed gli alleati fascisti e nazionalisti italiani, ungheresi e romeni, e il comunismo: in realtà, a nostro parere, quella guerra appare oggi sempre più chiaramente non tanto una guerra ideologica quanto piuttosto una guerra per il controllo geopolitico del nucleo centrale dell’Eurasia, quello che Mackinder definì fin dal 1904 l’”heartland”.

In effetti, la massiccia manifestazione politico-militare svoltasi a Mosca il 9 maggio scorso, con la sfilata di decine di migliaia di militari, di centinaia di mezzi blindati e missilistici, di aerei alla presenza del capo del governo cinese e di altre decine di rappresentanti proprio dei Paesi costituenti – sempre secondo Mackinder – il “rimland” od anello interno di protezione dell’”hertland”, ha confermato anche questo. Ma ancor più evidente è stato il significato nazionalista, e non ideologico, di quella celebrazione con la stupefacente sfilata di circa venti milioni di cittadini in ventiquattro città della Russia che inalberavano la fotografia dei loro parenti (ormai antenati) caduti durante la guerra. Questa sfilata, che a Mosca è durata per ore, è stata chiamata “il reggimento degli Immortali”…. Gli “immortali”, ossia il corpo di elite dell’impero persiano…Chissà se qualcuno penserà di fare lo stesso in Italia nel 2018 ricordando il 600.00 Caduti della prima guerra mondiale… ne riparleremo.

Ma, dinanzi a questi aspetti simbolici – compreso la riesibizione ostentata e portata da tutti, militari e civili, dell’insegna dell’Ordine di San Giorgio, istituita della Zarina Caterina II^ e poi assunta come insegna dai “russi bianchi” anticomunisti, ripristinata dal nuovo governo post-comunista di Eltsin nel 2000 – qual è stata la reazione degli antifascisti in servizio permanente effettivo italiani?

A questo proposito ricordiamo che due settimane fa, il 25 aprile, vi è stata un’orgia di celebrazioni (peraltro più televisive che popolari) della cosiddetta “resistenza” che avrebbe sconfitto, secondo la vulgata di regime, il fascismo in Italia.

Ci si sarebbe quindi aspettato che il 9 maggio, in coincidenza con le celebrazioni moscovite, gli antifascisti italiani si sarebbero precipitati ad elogiare la Russia che, essa sì, aveva sconfitto i tedeschi nel 1945; ci saremmo anche aspettati che i massimi organi politici ed istituzionali italiani, da Mattarella a Renzi, si sarebbero precipitati a Mosca a rendere omaggio non tanto al suo governo piuttosto al popolo russo.

Invece, stranamente, tutto questo non è successo: la stampa e la televisione di regime hanno di fatto ignorato o minimizzato la manifestazione di Mosca del 9 maggio, e l’unica presenza è stata quella di uno spaurito ministro degli esteri, già militante del Movimento Studentesco e del Movimento Lavoratori (?) per il Socialismo collegato a Democrazia Proletaria, che ha deposto una corona di fiori al monumento ai Caduti….

Tutto qui? Si potrebbe allora dire: ma che razza di antifascisti siete? Nel momento in cui si celebra la sconfitta prima del fascismo e poi del nazionalsocialismo, voi non andate a Mosca a festeggiare?

Ed allora qui si svela la vera realtà dell’antifascismo nostrano. Innanzitutto, a Mosca le bandiere rosse con falce e martello erano poche, solo quelle storiche degli ex-reparti militari combattenti, sommerse dalle centinaia di migliaia di nastrini dell’Ordine di San Giorgio (strisce parallele nere e gialle). E come si fa a fare gli antifascisti senza bandiere rosse?

Poi, c’è Putin. E questo non si sopporta: non ricorda Lenin e Stalin, anzi ha condiviso il cambiamento di nome alle città a loro intitolate; sostiene la Chiesa Ortodossa (tanto che il ministro della difesa prima d’iniziare la sfilata militare è entrato nella Cattedrale ed uscendo, salendo sull’auto di parata, si è fatto il segno di croce ortodossa); non vuole l’esaltazione dell’omosessualità come modello di famiglia, anzi sostiene la costituzione e la crescita delle nuove famiglie; ostacola i grandi banchieri e gli oligarchi; mantiene la banca di stato ed emette moneta. Soprattutto, difende l’autodeterminazione dei popoli in Crimea e nel Donbass, e contrasta l’egemonia statunitense che domina anche la politica e l’economia dell’Unione Europea.

Ma, insomma, questo Putin, questa Russia è antifascista o magari un tantino nazionalista?

In realtà, i nostrani antifascisti non volevano solo la fine della guerra e la sconfitta di un governo, volevano una nuova società, una nuova cultura, che è tutto il contrario di quella che si sta oggi manifestando in Russia.

Ecco, allora svelato l’arcano: nel momento in cui apparentemente dovrebbe esserci l’apoteosi dell’antifascismo vincente settant’anni fa, l’antifascismo italiano si nasconde, borbotta, critica, non condivide l’azione politica e sociale di un popolo il quale, avendo combattuto per anni e sofferto perdite immense, oggi ritrova la sua tradizione (altra parolaccia, altra eresia da condannare per gli antifascisti) nazionale e storica, e vuole essere rispettata e lasciata decidere da sola sulla sua vita. Tanto è vero che oggi, strano a dirsi, i sostenitori di questa Russia ritrovata nella sua anima e nella sua storia sono gli esecrati “neofascisti”, che pure qualche lacrima di dolore e qualche omaggio ai Caduti di Berlino e delle altre città nel 1945 continuano a spargerle.

Ma così si dimostra palesemente che gli antifascisti nostrani sono stati, e sono, solo dei traditori della Patria al servizio dei nemici geopolitici dell’Italia e dei suoi valori fondamentali.