Un mare di problemi da risolvere con il solito rimedio buono per tutte le stagioni: delegare tutto alle mani prodigiose di un salvatore dell’Isola. A dispetto delle epoche storiche, delle conquiste subite o della pur giovane Autonomia, in troppi, tra politici e comuni cittadini sardi, continuano a pensare che la panacea dei propri mali non solo esista con certezza, ma arrivi di sicuro da lontano, da ‘fuori’.

Un atteggiamento che pur con l’esperienza di decenni di vita e di lavoro in Sardegna e da Sardo ormai a tutti gli effetti si fa fatica a comprendere e ad accettare, e che mal si concilia con l’animo di un popolo così orgoglioso della propria storia, della propria lingua, dei propri costumi identitari e del proprio anelito ideale all’autodeterminazione, ferma restando la necessità propria di uno Stato di inserire i problemi locali in contesti decisionali nazionali, soprattutto alla luce dell’attuale scarso peso politico istituzionale dei rappresentanti isolani negli organismi di vertice italiani. Così, invece di vivere come un’intromissione o un’ingerenza inopportuna l’intervento ‘esterno’ di chi si intromette a qualsiasi titolo sulle vicende di una terra che richiede conoscenze approfondite e spesso specifiche, in troppi in Sardegna continuano a ritenere che esista solamente un modo per risolvere le controversie nell’Isola: delegare a chiunque, a patto che non si tratti di un Sardo. Uno schema mentale e una formula logica che non si comprende affatto dove possa trovare il proprio fondamento.

La vicenda del Porto canale di Cagliari è soltanto l’ultima questione in cui affiora la solita tentazione di alcuni di delegare a Roma, e al politico del momento, la soluzione di quei mali che troppo spesso gli stessi governi nazionali, col contributo determinante della classe dirigente sarda degli ultimi tre decenni almeno, hanno prodotto in quantità industriale. Eppure a questa terra meravigliosa non fanno certo difetto competenze, capacità ed esperienze di tanti professionisti che, ciascuno per il proprio ambito di riferimento, potrebbero essere un prezioso aiuto nel superamento dei nodi più intricati: basterebbe soltanto che la politica sarda avesse l’umiltà e la saggezza di delegare la soluzione di questioni tanto specifiche a chi dispone degli strumenti e delle conoscenze per affrontarli e scioglierli. E accettare, pure controvoglia, che si tratti di cittadini sardi, di nascita o d’elezione, archiviando una volta per tutte quell’insopportabile campionario di familismo che in troppi casi si è voluto sostituire al merito.

Una vicenda, quella del Porto Canale, incresciosa almeno tanto quanto quella recente del prezzo del latte di pecora e della rivolta dei pastori, anch’essa affidata alle ‘sapienti’ mani di un governo nazionale e di un Ministro dell’Interno meneghino che, oltre alla solita gragnola di parole, ben poco di concreto hanno fatto. Vicende, quella dei pastori e del Porto canale, che sono figlie dell’ottusità e dell’incompetenza dei tanti che a vario titolo vi hanno posto mano, aggrovigliando i fili invece di districarli, e riducendo quello che avrebbe dovuto essere il cuore strategico dell’espansione industriale sarda. Che il Matteo Salvini di oggi o il Matteo Renzi di ieri possano di punto in bianco e da soli sovvertire la faccenda è una pia speranza che fa venire voglia di sorridere, ma il fatto che a qualcuno in Sardegna baleni anche solo per un istante l’idea che il miracolo possa davvero avverarsi in questo modo è un qualcosa che produce indignazione, rabbia e frustrazione: sentimenti che conosce bene chi davvero ama questa terra, e che non può pertanto arrendersi di buon grado alla pochezza di chi si ostina a gettare quest’ingiusta luce sinistra sull’intelligenza del popolo sardo e di chi questo popolo è chiamato a rappresentarlo.

Eppure la storia della Sardegna è quella di un popolo capace di dare all’umanità premi Nobel, intellettuali di fama mondiale, personalità di grande spessore e un esercito di persone comuni valide, capaci e perbene: un patrimonio di donne e uomini che supera di gran lunga la percezione che i Sardi hanno in genere di loro stessi e delle loro capacità.

(da sardegna.admaioramedia.it)