La storia – insieme alla politica – è figlia della geografia: la frase, attribuita a diversi padri, è uno degli incipit classici delle pubblicazioni introduttive allo studio della geopolitica. Come tutte le affermazioni di carattere generale pur contenendo in sé alcune verità non è sufficiente, ovviamente, a spiegare la complessità dei fenomeni che vanno ad orientare e definire la politica di un Paese. Prova evidente ne è l’Italia, nazione immersa nel Mediterraneo che, tuttavia, su questa evidenza geografica fatica a costruire una coerente politica estera.

È proprio questa osservazione – per certi versi banale nella sua evidenza – che ha portato Il Guastatore, la rivista bimestrale di area identitaria giunta al suo terzo numero, a dedicare la sua nuova uscita al rapporto tra l’Italia ed il Mediterraneo. E, soprattutto, a mettere in luce quanto la classe politica nazionale, chiusa nelle sue beghe di piccolo cabotaggio, sia incapace di immaginare un ruolo italiano in quel che fu il Mare Nostrum. Grazie a numerosi contributi – tra cui quelli di Marco Valle, Augusto Grandi, Adriano Tilgher – viene offerta al lettore non solo una panoramica sulle tante occasioni mancate dal Belpaese nel Mediterraneo, ma anche una riflessione sulle tante possibilità che l’Italia potrebbe sviluppare nello scenario del Mediterraneo allargato, ovvero il grande spazio che va dal Golfo di Guinea alle propaggini occidentali dell’Oceano Indiano.

Una riflessione sul Mediterraneo che affronta anche aspetti meno evidenti, ma non per questo secondari: dalla complessa partita che si sta giocando nel Levante per il controllo delle risorse energetiche sottomarine – con Eni in campo da protagonista -, al rapporto con le ex colonie insidiato da attori come Turchia e Cina, alla presenza italiana nei Balcani, scacchiere spesso colpevolmente trascurato dalla diplomazia tricolore.

Ad arricchire il terzo numero de Il Guastatore anche articoli dedicati alla visione “euro-sovietica” di Jean Thiriart, al racconto dell’epopea fiumana attraverso i diari di alcuni protagonisti dell’impresa dannunziana recentemente ristampati, uno studio firmato da Gennaro Malgieri e dedicato alla figura di Enrico Corradini ed al mito del nazionalismo sociale.