Nell’editoriale dell’ultimo numero di “Limes – Rivista italiana di geopolitica” (Ottobre 2019), significativamente intitolato Il muro portante, il direttore – Lucio Caracciolo – commenta un numero di qualità anche superiore alla media, già elevata, di tale rivista, parlando – tra le altre cose – del ruolo italiano nella fase storica attuale, successiva alla caduta del Muro di Berlino, e scrive, con tragico realismo:


       “Le correnti che agitano l’Europa e il mondo ci trascinano alla deriva, minacciando in prospettiva l’unità nazionale. Mentre la frattura nella continuità della classe politica e dirigente dopo il 1992 – morte e ibernazione della Prima Repubblica senza che ne sia mai nata un’altra – ci spinge a manovre inconsulte. Nulla di geopolitico nelle intenzioni: fare cassa. Molto nelle conseguenze, non solo economiche. Lasciamo così che russi, cinesi e americani si convincano in parallelo che noi li si voglia giocare con operazioni opache o dilettantesche, degne della migliore commedia all’italiana. Per vedere tutti insieme l’effetto che fa. I nostri interlocutori, per opposte ragioni, non ne sono divertiti. E ci fanno pagar dazio. Sopra e sotto il tavolo.Purtroppo quasi mai siamo in malafede. Anche se ai professionisti altrui, controvoglia assegnati a trattare con noi, pare incredibile. Il nostro primo impulso è sinceramente ecumenico e strettamente economico, condito da opportunismi minimi ai nostri occhi, miserabili agli altrui. Ci illudiamo di guadagnarne universale apprezzamento. Ma perché Stati che si rispettano dovrebbero degnare di attenzione chi, non rispettandosi, per qualche euro in più amerebbe stare con tutti? Salvo scoprire, tardi, di non stare con nessuno. Tantomeno con sé stesso”.        

Come “de profundis” non è male. Il mio suggerimento – da persona che ha viaggiato molto, anche tenendosi accuratamente lontano dai villaggi vacanze (peraltro anche lì mi dicono che non siamo particolarmente apprezzati) e frequentando luoghi istituzionali – è il seguente: astenetevi dalle amenità tipo “Italians do it better” e tendete bene le orecchie quando gli interlocutori parlano a cuore aperto del nostro Paese. Scoprirete tesori nascosti di stima, o quasi…