Con un interessante, ma non condivisibile, articolo apparso sul Corriere della Sera del 15 settembre Ernesto Galli della Loggia ripropone il tema dell’inesistenza di una “vera destra” nel panorama politico italiano.

Il problema viene affrontato con il solito approccio teorico e lontano dalla realtà tanto caro ad accademici e commentatori moderati: in Italia dovrebbe esistere se non un partito per lo meno uno schieramento politico ispirato ai valori di una “destra moderna ed europea” che Galli della Loggia identifica come “liberale e conservatrice”.

Questa creatura da laboratorio politologico dovrebbe farsi carico dei valori culturali di una “vera” destra oggi rimasti senza tutela: la dignità dello Stato, la nostra tradizione culturale, i valori della famiglia, la tutela e lo sviluppo dell’economia nazionale, la reazione contro gli eccessi del modernismo e la conseguente deriva dei valori e via dicendo.

Se è pienamente condivisibile l’analisi del problema, peraltro già di per sé del tutto evidente – e cioè la quasi totale assenza, nella società italiana contemporanea, di soggetti, politici e non solo, in grado di difendere e tutelare valori fondamentali con un coerente ed efficace disegno politico e culturale – non lo è per niente la soluzione auspicata.

L’ottica di Galli della Loggia è quella, consueta per un certo ambiente intellettuale (era già un cavallo di battaglia di Indro Montanelli) dell’invocazione di un messia politico razionale, ragionevole e perbene, oltre che “moderno” ed “europeo”, che, raccogliendo le istanze inespresse di una società italiana conservatrice per natura, le trasformi in un progetto politico “liberale e conservatore” credibile e di lungo termine capace di fare piazza pulita degli “impresentabili” soggetti che nella politica italiana popolano oggi gli spazi a destra.

Obiettivo realistico se la politica fosse un gioco di società tra gentiluomini di un club alto borghese, inutile utopia in un paese complesso, socialmente squilibrato, decadente e allo sbando come l’Italia di oggi.

Oltretutto esperimenti simili sono già stati tentati con esiti sempre disastrosi.

È il caso, ad esempio, del penoso fallimento di Gianfranco Fini, creatore di un fantoccio politicamente corretto ispirato proprio all’idea di una presunta e teorica destra moderna ed europea, ma inevitabilmente sparito nel nulla, assieme alla carriera politica del suo leader, per la sua totale inconsistenza politica e culturale.

O anche, per altro verso, della disastrosa (sopratutto per noi cittadini italiani) esperienza politica di Mario Monti, capo di un pessimo governo prima e di un ridicolo partitino poi, entrambi in qualche modo ispirati a quella cultura liberale e conservatrice europea che per Galli della Loggia dovrebbe caratterizzare la “vera” destra.

La causa di questa anomalia politica tutta italiana viene individuata nelle specifiche caratteristiche della nostra società, in particolare nel suo “conservatorismo nullista solo negativo”, avvicinandosi anche in questo alle vecchie posizioni di Montanelli.

Stranamente per uno studioso di questo livello, l’analisi sembra prescindere del tutto dal contesto storico.

Se in Gran Bretagna esiste un grande partito conservatore e liberale in grado di bene amministrare quel paese secondo i canoni indicati da  Galli della Loggia, e’ perché la storia ed una tradizione politica secolare, da Robert Peel a Winston Churchill  fino a Margaret Thatcher, hanno consegnato agli Inglesi questa opportunità, punto di arrivo di un complesso processo storico e non frutto di elucubrazioni di studiosi della politica.

Lo stesso vale per la Francia, dove esiste un forte (ma al momento in seria crisi) partito conservatore di destra perché oltre ad un fortissimo senso dello Stato, che in Italia non è mai esistito, i Francesi hanno avuto De Gaulle e il gollismo che dal proclama del 1940 in poi, attraversando situazioni difficilissime come le sconfitte nelle guerre coloniali e varie crisi del sistema politico, hanno saputo guidare fermamente il paese costruendo anche lì una solida tradizione politica ed un sicuro riferimento istituzionale.

In Italia non è mai successo niente del genere.

Che ci piaccia o meno, da noi la tradizione politica della vera destra, quella che persegue, tra l’altro, i valori dell’identità, degli interessi, dell’economia e della cultura  della Nazione nasce storicamente dall’esperienza fascista, alla quale Galli della Loggia dedica, invece, solo un fuggevole e superficiale accenno carico di pregiudizio (“sovversivismo fascista” frutto del conservatorismo negativo della società italiana).

La situazione storico politica del dopoguerra, la strumentalizzazione interessata e la manipolazione grossolana della storia nazionale, il perdurare delle tensioni e di certe dinamiche ereditate dalla guerra civile e molti interessi contingenti hanno sempre impedito, con vari mezzi più o meno leciti e più o meno violenti (dall’arco costituzionale alla strategia della tensione) lo sviluppo in Italia di vera destra, figlia della propria storia, cultura e tradizione politica.

Pensare di poterla costruire oggi scimmiottando modelli stranieri generati da storie e tradizioni completamente diverse e lontanissime dalla nostra è solo un velleitario esercizio intellettuale.

La vera destra politica italiana e’ rimasta per anni confinata nel MSI mentre i suoi potenziali elettori, per paura del comunismo, si tappavano il naso consegnandosi al maleodorante calderone democristiano (Andreotti aveva torto: erano i voti di destra ad essere in libera uscita verso la DC, non viceversa).

Crollata la DC e recuperato un rilevante peso politico la destra italiana, ossessionata dal problema dell’uscita dal ghetto e dell’omologazione, si è volontariamente depurata dei propri valori consegnandosi al berlusconismo.

In questo modo è arrivata addirittura al potere, godendo appieno dei suoi privilegi, ma senza riuscire ad incidere significativamente sulle scelte politiche fondamentali.

Da questo processo, dall’abbraccio mortale con Forza Italia e dal fallimento della sua classe dirigente, rivelatasi inadeguata, opportunista ed impreparata, la destra politica italiana è uscita “destrutta”, come dice Pietrangelo Buttafuoco.

Solo se si potranno recuperare la storia e la tradizione della destra italiana e ricostruire un soggetto politico credibile e rilevante (il 4% di FdI e’ un risultato lusinghiero ma non certo adeguato) potrà esistere in Italia una vera destra che non sia una impossibile creatura di laboratorio o magari una brutta copia della DC.

Purtroppo la sindrome dei capponi di Renzo nello studio del dottor Azzeccagarbugli che sembra caratterizzare in questo periodo i frammenti della destra politica  sparsi tra le macerie non induce all’ottimismo.