La giunta comunale di Roma, su proposta di Fratelli d’Italia, ha approvato (con i voti anche dal Movimento 5 stelle), la mozione per dedicare una strada alla memoria di Giorgio Almirante. Inizialmente la sindaco (sindaca non si può sentir dire), Virginia Raggi, aveva dichiarato che l’aula è sovrana. Poi in seguito ad una gragnola di critiche da diverse direzioni, la Raggi ha fatto marcia indietro e ha precisato (in barba alla sovranità del voto), di essere pronta ad annullare tale mozione.

Premetto che per ragioni anagrafiche non conosco Giorgio Almirante se non indirettamente, attraverso la ricerca storica, in parole povere, non ho “vissuto l’epoca almirantiana”. Quando morì il segretario del Movimento sociale italiano, io ero bambino e ovviamente non seguivo la politica; iniziai a interessarmene solo quando fui maggiorenne, nel 1994, e nel frattempo l’MSI-Destra nazionale era allora guidata dal Presidente Gianfranco Fini, che un anno dopo, a Fiuggi, traghettò il partito di destra nello sviluppo nezionalconservatore e liberale di Alleanza nazionale.

Da allora, sebbene spesso lo scontro destra/sinistra sia stato aspro, era auspicabile che l’Italia avesse oramai maturato l’assioma che, come gli altri paesi, anche la nostra nazione sarebbe stata fondata sul principio della democrazia bipolare, dove le due contrapposte alleanze politiche si sarebbero rispettate e avrebbero riconosciuto nell’avversario il diritto-dovere di esistere e di ricoprire quel ruolo dell’alternanza governo/opposizione.

Dopo ventiquattro anni, questo riconoscimento reciproco, ancora non c’è. Non condivido tutto del pensiero e dell’azione di Almirante, ma egli fu un raro esempio di politico colto ed elegante, dotato di una capacità oratoria straordinaria. È possibile ammirare su Yuotube un suo famoso comizio nel quale, senza retorica, incanta il suo pubblico esprimendo concetti profondi, in una forma linguistica straordinaria. Ed è falso anche considerare Almirante un estremista o nostalgico. In realtà, egli ha teso nel tempo a collocare il MSI in un processo di revisione ideologica, riconoscendosi nella Costituzione democratica repubblicana. Non fu un caso, infatti, che Almirante scelse come suo erede Fini, perché vedeva in lui una persona non più legata al nostalgismo fascista. Che poi Fini sia andato troppo oltre, deragliando, questa è un’altra storia. L’errore di Fini (Montecarlo a parte), non fu Fiuggi e il superamento del fascismo, quanto piuttosto tutto quello che è venuto successivamente, quando egli abiurò tutti i valori di destra.

Ma il punto è un altro: finché si considererà legittimo e doveroso dedicare strade a Berlinguer, mentre, anche solo immaginare di fare altrettanto con Almirante, una vergogna, ci troveremo dinanzi ad una democrazia anomala, dove una parte delegittima e discrimina l’altra. Ovviamente ci sono cose molto più importanti che battersi per dedicare una strada a questo o quel politico, ma sul piano simbolico, ha il suo peso. La sinistra dimostra la sua arroganza articolata nella presunzione di superiorità morale, mentre la destra che ha governato molti anni – anche con l’ex fascista Alemanno sindaco di Roma – ha dimostrato inettitudine e ignavia.

La questione non è importante per ragioni apologiste; non è cioè un tentativo graduale di riabilitare una cultura politica ideologicamente nostalgico – fascista, bensì, si tratta di vegliare sui fondamenti democratici che si basano sulla reciprocità. Se Almirante non è degno di avere una strada col suo nome, per proprietà transitiva tutto ciò che è emanazione dall’almirantismo, è altrettanto indegno, o nel migliore dei casi, è meno degno, quindi inadatto a promuoversi politicamente e culturalmente.

D’altro canto, se lo stesso Fini, pronunciò le parole “fascismo male assoluto”, possiamo dire che la destra finiana ha masochisticamente contribuito a questo processo di ghettizzazione. Se il “Puzzone” Mussolini e ben vent’anni di fascismo, furono il male assoluto, da quell’assoluto male, non può logicamente provenire del bene, ergo, anche Almirante, Fini e Meloni sono il male assoluto.

Con questa strategia della delegittimazione dell’avversario, autoassolvendo il comunismo e condannando il fascismo, la sinistra si è conquistata una rendita che pone la sinistra in una posizione di vantaggio rispetto alla destra. E astutamente, la sinistra finisce per estendere la condanna di “fascismo”, a qualsiasi ambiente politico-culturale anche solo vagamente di “centrodestra”, trasformando tutto ciò che non è sinistra, in fascista. Le fondamenta stesse della democrazia sono minate. Ecco perché la battaglia relativa alla dedica di una strada ad Almirante, è importante, e solo apparentemente anacronistica. La politica, si nutre anche di valori simbolici, che hanno la loro importanza, e perciò, non possiamo arretrare su questo fronte.