Presto e bene non vanno insieme o il meglio e’ nemico del bene? Si può scegliere il detto popolare che si preferisce, ma la sostanza non cambia: di fronte all’offensiva mediatica pro invasione, le destre non hanno saputo rispondere in modo adeguato. La velocità delle dichiarazioni non è mancata, la qualità della comunicazione e’ stata pessima.

Inevitabile, d’altronde. Senza quotidiani “veri” di riferimento e con un numero adeguato di lettori, senza radio e tv con ascolti decenti, diventa difficile comunicare. Soprattutto nei periodi di vacanza quando la rete social e’ meno attiva e reattiva. Affidarsi al buon cuore ed alla correttezza di Rai, Mediaset e La 7 e’ da illusi. Ancor peggio per quanto riguarda i quotidiani cartacei dei grandi editori.

Gli errori del passato, quando si sono smantellati gli organi di informazione di area per utilizzare i soldi per scopi molto meno nobili, si pagano ora e si pagheranno a lungo. La contro informazione militante ha lasciato il posto alle operazioni immobiliari, agli investimenti in case e diamanti. Senza parlare delle ruberie, degli sprechi evidenziati dalle inchieste sui rimborsi assurdi in troppe Regioni.

Le iniziative sopravvissute nell’ambito della comunicazione sono poche e sono ancor meno numerose quelle di qualità. Ma ci sono. Ed è da qui che si deve ripartire. Senza ipotizzare assurdi direttorii che concedano pochi centesimi a chi accetta di essere coordinato e guidato. Evitando di proporre una distribuzione di fondi sulla base dei “mi piace” che premiano un commento su Facebook. Perché basta la foto di un gatto o del Duce, una ragazza discinta o l’immagine di un goal per far aumentare a dismisura i “mi piace”. Ma non servono a far politica i commenti e gli articoli di questo tipo.

Come non serve l’idea che gli intellettuali di area, che fanno attività intellettuale per mestiere, debbano collaborare gratis mentre i parlamentari, i consiglieri regionali e comunali, i membri dei vari consigli d’amministrazione di nomina politica debbano, giustamente, venir retribuiti. Bisogna uscire da questo equivoco, bisogna ritornare a informare ed a comunicare. Ma adesso, subito. Ed è già molto tardi.