La decisione del presidente americano Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo del 2015 sul programma nucleare iraniano e di reintrodurre nell’arco di 90-180 giorni le sanzioni, che erano state congelate con l’intesa, fa immaginare ripercussioni pesanti sulle aziende italiane impegnate nell’antica Persia. È quanto emerge dalle reazioni dei managers presenti alla fiera Oil&Gas che si è chiusa ieri a Teheran.

L’annuncio di Trump «determinerà in generale una frenata, o comunque delle limitazioni» anche per le imprese italiane. Che «non ne trarranno particolari benefici», sostengono da un’azienda italiana attiva nel settore delle rinnovabili, che proprio per questo non vuole essere citata. «Non si apriranno ulteriori spazi», anzi: «Russia e Cina, che hanno meno legami con gli Usa, potrebbero finire col contrarre il mercato italiano nel Paese», aggiunge Alessio Tonelli, sales area manager di Pietro Fiorentini, azienda associata ad Anima Confindustria (la federazione delle industrie meccaniche). Nel 2017 le aziende associate ad Anima hanno registrato un volume di affari verso l’Iran pari a 420 milioni di euro circa. Al di là di un settore specifico, parla di impatto che può «far male» alle imprese italiane il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia: è «una situazione difficile e delicata», che «per un Paese ad alta vocazione di export» e «con gli accordi fatti in Iran, non ci fa sicuramente bene. Anzi può farci male».

L’Iran, con la sua posizione geografica, crocevia tra oriente e occidente, l’abbondanza di risorse naturali (quarto produttore di petrolio al mondo e secondo per riserve di gas naturale) ed un Pil elevato, presenta fattori di attrazione. In ambito Ue, l’Italia è tra i principali partner commerciali dell’Iran: nel 2017 l’interscambio è salito a 5 miliardi di euro. La posizione dell’Italia verso l’Iran come fornitore la vede all’ottavo posto con una quota di mercato pari al 3%; come cliente è sedicesimo con una quota di mercato pari a 0,8%. A gennaio di quest’anno è stato firmato un Accordo quadro di finanziamento tra Invitalia Global Investment e due banche iraniane per dar vita ad investimenti, nei settori energetico, infrastrutturale, chimico, petrolchimico e metallurgico, per un importo complessivo di circa cinque miliardi di euro, che è però in attesa del relativo Dpcm per diventare operativo.

 

fonte: The Medi Telegraph