Solo un decennio fa l’atletica azzurra aveva già atleti di colore di grande livello , che suscitavano ammirazione e simpatia da parte degli sportivi italiani. Come non ricordare il promettentissimo Andrew Howe, specialista del lungo e della velocità, che poi si perse tra infortuni e scelte non precise negli anni decisivi. Ancora famosa è rimasta Fiona May, la lunghista di origini giamaicane, italiana d’adozione, atleta di grande fascino ed intelligenza, che oltre a vincere medaglie importanti seppe, al termine della carriera, reinventarsi come attrice di sceneggiati e di spot pubblicitari. Andrew Howe e Fiona May sono stati grandi personaggi dello sport e a nessuno è importato niente del colore della loro pelle.

Ma siamo arrivati ad i giorni nostri ed è comparso il razzismo degli inutili pidioti antirazzisti. Se la nazionale femminile di calcio vince e ci consola delle sfortune di quella delle stelle milionarie maschili, chi viene intervistata, fra tutte, se non la giocatrice di colore, che con grande intelligenza evita di farsi strumentalizzare dal giornalista dal pensiero e dal neurone unico ? Se la staffetta delle velociste vince i Giochi del Mediterraneo nella 4×400, perché tutti i giornali ne parlano, quando questa competizione non se la è mai filata nessuno ? Perché le atlete erano tutte un po’ scurette ; onore al merito , ma se fossero state tutte bianche e slavatine, qualcuno ne avrebbe parlato ? Eppure l’impresa sarebbe stata ugualmente meritevole, certo non sufficiente a farne un articolo di “colore”!

Accade che una nostra atleta azzurra venga colpita per strada, come succede in questi giorni ad altre persone, di ogni genere ed età, alla periferia di Torino; ma la notizia non è che la ragazza è stata ferita ad un occhio e rischia di perdere la partecipazione agli europei di Berlino; la notizia è che la ragazza è di origine nigeriana, quindi l’aggressione diventa di tipo razzista; la nostra discobola non enfatizza l’episodio, ma i giornalisti insistono nel farle dire che no, ci sono violenti xenofobi che pattugliano le nostre strade.

In tutta questa ridda di notizie dove lo sport è solo pretesto per strumentalizzazioni politiche da parte di uno schieramento di falliti, passa in secondo piano, forse anche meno, l’impresa di un ragazzo lombardo di origine sarde, che passerà alla Storia, quella vera, dell’atletica mondiale di tutti i tempi.

Il ventenne Filippo Tortu in un meeting a Madrid, poche settimane fa, corre i cento metri in 9.99. Batte il record italiano di Pietro Mennea di 10.01 e scende sotto il muro dei dieci secondi. In tutta la storia dell’atletica leggera è il secondo bianco che vi riesce, dopo il francese Lemaitre. Il terzo non nero a riuscirci fu Patrick Johnson, di padre irlandese e madre aborigena australiana.

I russi negli anni Settanta, cercarono di costruire in laboratorio il “centometrista sovietico” , con una vasta selezione di atleti; doveva essere il velocista perfetto, da contrapporre ai campioni afroamericani statunitensi. Tra migliaia di giovani spuntò l’ucraino Valery Borzov, eccellente velocista che vinse le Olimpiadi di Monaco del 1972, solo perché i centometristi a stelle e strisce non ricevettero la sveglia in tempo dal loro allenatore ed arrivarono ad eliminatorie già concluse. Valery Borzov , tecnicamente perfetto, muscolarmente eccezionale, non riuscì mai a scendere sotto il muro dei dieci secondi, si fermò a 10.14.

L’impresa di Filippo Tortu, che parteciperà di diritto alle semifinali degli Europei di Berlino al via tra pochi giorni, avrebbe dovuto meritare titoli ed interviste a non finire. Sarebbe stato opportuno scomodare il grande Mennea, che poi batté Borzov e che rimane leggenda dello sport italiano. Ma abbiamo detto prima che Tortu è uno dei due soli atleti bianchi ad essere sceso sotto il limite dei dieci secondi ; sembra sia politicamente scorretto farlo notare. Eppure non c’è niente di male a sottolineare che nella velocità i neri di origine africana abbiano una marcia in più, che ci siano differenze che determino predisposizioni in ogni sport , fa parte della natura umana.

Tiferemo per Tortu e per tutti gli atleti azzurri, indistintamente, senza farci prendere dai preconcetti razzisti dei pidioti di turno.