Le perforatrici fanno paura ad alcuni. In chi non ha mai visto una trivella (anche perché i più di 7mila pozzi perforati finora in Italia, di cui 897 oggi in funzione, sono scarsamente visibili e poco ingombranti) suscita preoccupazione l’idea che un impianto possa perforare il sottosuolo per estrarre petrolio, metano, calore, acqua. Di conseguenza gli amministratori pubblici e i politici, sensibilissimi agli umori più scomposti dell’elettorato, assecondano queste preoccupazioni: già sei Regioni, senza distinzione di latitudine e tonalità politica, hanno fatto ricorso contro il decreto Sblocca Italia in quegli articoli che riaprono allo sfruttamento delle risorse nazionali, per una stima totale che potrebbe arrivare a oltre 700 milioni di tonnellate di petrolio. Contrarie all’uso delle proprie risorse locali sono Lombardia, Veneto, Marche, Abruzzo, Puglia e Campania.

Numeri e strategie
In Italia oggi sono in estrazione 897 degli oltre 7mila pozzi scavati nei giacimenti di gas e petrolio. Dai nostri giacimenti estraiamo 12 milioni di tonnellate l’anno fra petrolio e gas, un decimo del fabbisogno, e il 90% va importato.Le riserve certe dei giacimenti italiani sono pari a 126 milioni di tonnellate (cioè dieci anni di consumi al tasso attuale di estrazione) ma le stime dicono che sotto i nostri piedi abbiamo un tesoro di almeno 700 milioni di tonnellate e forse molto molto di più però, finché è bloccata la ricerca, non si può sapere quanto. Lo afferma la Strategia energetica nazionale varata dal Governo nel 2013, la quale dice in sostanza: l’Italia deve fare quanto più possibile ricorso alle fonti rinnovabili d’energia, che già rappresentano una quota rilevante dell’elettricità disponibile.

Però gran parte dei consumatori italiani preferisce ancora le automobili a benzina e gasolio e non acquista vetture elettriche, e oggi gli idrocarburi inquinanti sono sostituibili in modo limitato. Quindi, dice la Strategia energetica, piuttosto che importare il greggio da lontano (finanziando emiri, oligarchi, dittatori e multinazionali) è meglio sfruttare i giacimenti nazionali a chilometri zero, sotto il controllo dei cittadini e con royalty che possono dare allo Stato entrate per politiche sociali, scuole, ospedali, investimenti ambientali e così via. Anche l’Inghilterra ha semplificato le sue (già facili) norme sulle perforazioni e sulle fonti rinnovabili: Londra vuole ridurre le importazioni. Gli Usa sono contraddittori. Il presidente Barack Obama ha appena confermato il blocco delle perforazioni in Alaska, ma al tempo stesso promuove lo shale gas che ha ridato slancio all’economia nazionale e mercoledì ha aperto ai giacimenti nell’Atlantico.

La paralisi italiana
Tranne l’acqua, ormai da più di un anno in Italia non si perfora più alcun pozzo. Gli unici investimenti sono per manutenzione. Le Regioni Lombardia, Veneto, Marche, Abruzzo, Puglia e Campania si sono rivolte alla Corte costituzionale ritenendo che tolgano competenze delle Regioni alcuni dettagli normativi dello Sblocca Italia, come per esempio attribuire allo Stato la valutazione d’impatto ambientale non solo su stoccaggi di gas e perforazioni in mare, come è già oggi, ma anche delle perforazioni su terra, decisione che oggi spetta alle Regioni.

Corsa elettorale
Si è saldata l’alleanza per il no alle trivelle tra politici e comitati nimby. Il calendario delle elezioni regionali di maggio suggerisce alcuni dei motivi dell’opposizione dei politici: fra pochi mesi si voterà in Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Campania, Calabria e Puglia, e il consenso degli elettori è fondamentale. Lo ha mostrato, nel comparto contiguo della geotermia, la moratoria proposta dal presidente della Toscana, Enrico Rossi. E lunedì ancora la Toscana ha rigettato la Via per lo sfruttamento di un giacimento di anidride carbonica (usata per far frizzare le bevande) a Certaldo.

Oro nero oro rosso
In Campania ci sarebbero giacimenti interessanti sotto le colline al confine con la Basilicata, dove c’è lo stesso tipo di sottosuolo della Val d’Agri e dei suoi giacimenti. Alcuni viticoltori campani sono convinti che le perforazioni possano danneggiare le colture. Le proteste dei produttori di Montepulciano d’Abruzzo hanno avuto successo nel Teramano, visto che il Tar del Lazio, allineato con i comitati nimby e tanti politici, ha annullato un permesso di ricerca di idrocarburi. In California (Usa) i viticoltori hanno il problema opposto: sono disperati perché l’altra settimana i comitati nimby hanno bloccato le perforazioni alla ricerca di acqua e le vigne stanno morendo disseccate.

L’Adriatico e la Croazia
La Croazia ha aperto le trivellazioni in mezzo al mare, a fianco delle isole Tremiti, in piena vista del Gargano, sotto al golfo di Venezia dove i giacimenti estesi si ostinano a non riconoscere i confini degli uomini. Lo Sblocca Italia ha acconsentito alle perforazioni davanti al Veneto solamente se ci sono certezze scientifiche sulla massima sicurezza ambientale. Così Zaia, in piena campagna elettorale,una settimana fa ha sedotto gli albergatori di Jesolo: «Sono perfettamente d’accordo con gli albergatori di Jesolo e non solo a parole: la Regione del Veneto anche nei fatti sta cercando di opporsi alla nefanda decisione». Nefanda, ha detto.

Le paure
Che cosa spaventa? In Italia molti temono che l’estrazione dai giacimenti possa scatenare terremoti e per escludere correlazioni fra perforazioni e attività sismiche è stato avviato il Laboratorio Cavone in un giacimento della Gas Plus nell’area delle scosse del maggio 2012 in Emilia e Lombardia. In Basilicata (dove la Regione riceve le royalty, ma 60 Comuni si sono opposti allo Sblocca Italia) è stato necessario presentare l’altro giorno uno studio per rassicurare non c’è un aumento dei radionuclidi. Due eurodeputate del Cinquestelle hanno chiesto al parlamento europeo di venire a visitare lo «scempio» dei giacimenti ancora da scoprire a Tempa Rossa in Basilicata.

La regione più sforacchiata
Che fa la regione più sforacchiata d’Italia, l’Emilia-Romagna con 1.714 pozzi perforati in terra e 1.013 in mare davanti al turistificio della costa? Dipendenti regionali espertissimi sul tema, imprese del settore molto attive, aziende del turismo, della pesca e dell’agricoltura che sanno innovare e valorizzare le loro risorse e tradizioni fanno dell’Emilia-Romagna un’area che alla contestazione sorda preferisce governare il dialogo. Nei giorni scorsi il Comune di Ravenna si è alleato con l’Eni, la quale spenderà nella città romagnola 12 milioni per migliorare l’ambiente del mare e dei lidi.

 

Jacopo Gilberto, Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2015