Sì, certo Littoria oggi si chiama Latina. Ed ho sperato, mi sono illuso, che anche il nuovo Sindaco aggiungesse agli ingressi della città, Latina già Littoria. Come promesso. Un piccolo grande segno di rispetto. Niente. Ma che volete fare, troppi si riempiono la bocca di cosa fare e non fare per questa nuova città, che oggi viaggia verso i 130.000 abitanti. Invece… città non lo è mai stata. Gli eredi di “quello” che l’ha voluta, l’hanno resa irriconoscibile nel giro di 15 anni. “Lui” ed il suo governo, l’avevano messa su in pochi mesi. Con un programma da “fascio&martello”. Loro, quelli che dicono o dicevano di esserne gli eredi, in quasi un “ventennio”, l’hanno de-va-sta-ta.
E nello stesso periodo grazie ad Antonio Pennacchi, Latina/Littoria è balzata agli onori della letteratura. E così tanti in Italia l’hanno scoperta. Ma non sanno che quella descritta, insieme alla meravigliosa comunità di donne e uomini venuti dal “profondo nord”, non c’è più. In verità qualcuno di questi è, finalmente, venuto a vederla oggi. E’ un mio vecchio amico di Vicenza. E mi ha chiesto: “ma la Littoria/ Latina di Pennacchi dov’è?”
Appunto, dov’è? In verità Finestra con il piano Cervellati un tentativo l’aveva fatto. Certo poteva sceglierne un altro di tecnico. Comunque, il tentativo fu fatto e poi fatto fallire. Da chi? Ma come non lo sai? Dal suo delfino di sempre. L’ex deputato Zaccheo. Ma sì, l’amico di Fini. Un altro che aveva giurato su Littoria, giurato su ogni cosa e….quindi spergiurato su tutto!!!
I Giganti che l’hanno costruita, si stanno rivoltando nelle tombe e sotto Piazza del Popolo e sotto il mitico palazzone/palazzaccio orgoglio del citato Zac… patron dei costruttori.
Ma in realtà qui nessuno la ama. Fuori, lontano, tutti se la immaginano in un modo, tanti ne hanno goduto del territorio che la circonda, ma i suoi cittadini, forse non tutti, non l’hanno mai amata.
Caro Cappelletti, quanto mi manchi. Non so più con chi parlarne, hai fatto un vero disastro ad andartene. La città dell’architettura sintesi del razionale e della centralità dell’uomo e della famiglia, oggi la ritroviamo simbolo dell’estemporaneità, del brutto, dell’accozzaglia, della disorganizzazione, della prevaricazione, dei colori orripilanti, delle rotondette, dei fregi da geometri, del traffico incredibile. C’è tutto e di tutto. Ma non c’è un servizio pubblico che funzioni.
Eppure qualcosa ancora resta. I “segni”, quelli veri ancora resistono. Si difendono. Ma sono soli. Nessuno “se li fila”.
Ma è la comunità cittadina che ancora non esiste. Sì, ci sono le comunità di provenienza. Chiuse tra di loro. Ma Littoria ed i suoi Giganti sono soli. Magari in compagnia di qualche nostalgico che vede ciò che non c’è.
Eppure appena esci dalla città/non città, il territorio, estrapolato con mani forti dal fango e dalla malaria, è lì che ti ammalia ed allo stesso tempo ti dice non mi meriti. Forse è vero che per fare una comunità ci vogliono i secoli, qui in fin dei conti, sono passati solo 79 anni. Che vuoi che siano. Sono stati sufficienti, quelli sì, a devastarla, tanto era nuova…
Caro Nando Cappelletti, quanto mi manchi….

Ferdinando Parisella, 55 anni, uno che Littoria la ama, nonostante tutto….

Aggiungo oggi, nonostante Coletta e tutta la pletora di dipendenti pubblici…